Si chiama dismorfofobia del pene ed è il timore di avere i genitali di dimensioni ridotte o deformi
La dismorfofobia peniera rappresenta la paura di avere qualcosa che non va nella forma o nelle dimensioni del pene. Si tratta del timore nell'avere un pene troppo piccolo, troppo grande o troppo curvo. Un difetto che può essere avvertito come un difetto anche a livello del glande o del prepuzio, cioè la pelle che ricopre il pene.
La sindrome da spogliatoio. Nella gran parte dei casi, il disturbo si presenta come sindrome del pene piccolo, che si distingue in due forme: la sindrome da spogliatoio, che riguarda esclusivamente il lato estetico e che interessa il confronto con altri uomini durante lo stato flaccido del pene e quella funzionale, con l’ansia da prestazione, che riguarda invece l’atto sessuale e l’erezione. Frequente è anche il problema della forma e per una curvatura accentuata.
L'intervento chirurgico non sempre è risolutivo. Di solito si manifesta durante l’adolescenza ma raramente può interessare anche l’infanzia o comparire in età adulta. Il disturbo porta a gravi e continue preoccupazioni per il difetto che si crede di avere e che si tenta di migliorare o di camuffare, anche evitando relazioni intime, rapporti sessuali o frequentare centri sportivi. Molto comune è anche la richiesta di trattamenti medico-chirurgici, che mantengono però invariata l’insoddisfazione o addirittura la peggiorano.
Una percezione alterata del proprio pene. Le possibili cause della dismorfofobia peniena sono molteplici e a volte molto diverse: per esempio la prospettiva rimpicciolente con cui l’uomo guarda il suo pene dall’alto verso il basso, il confronto con i genitali degli attori pornografici, il ricevere commenti ironici o dispregiativi, la fine di una relazione sentimentale, l’insoddisfazione generale verso la propria immagine corporea, disturbi sessuali quali, in particolare, la disfunzione erettile e l’eiaculazione precoce, un ridotto volume testicolare, o disturbi neurologici che alterano la percezione dell’immagine corporea. Ma altrettanto importante è anche l’influenza del contesto culturale.
Dall'andrologo per escludere altre patologie. Dal punto di vista medico è necessario escludere tutte quelle condizioni patologiche che possano interessare l’organo maschile e creare modificazioni oggettive della forma e delle dimensioni del pene. Da escludere condizioni come ad esempio il micropene, l’ipospadia, l’epispadia, il pene bifido, la curvatura congenita del pene o la comparsa del morbo di La Peyronie. Ciò deve essere fatto dall’andrologo attraverso l’esame obiettivo dei genitali, nella misurazione dei parametri penieni (lunghezza, diametro e circonferenza), da rilevare sia in flaccidità che in erezione, ed eventualmente attraverso l’autovalutazione fotografica del pene o l’esecuzione di un ecocolordoppler penieno dinamico.
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