Secondo la Corte, in caso di incidente, la convivente ha diritto al risarcimento come la moglie
Non sono bastate le parole del Papa due domeniche fa. Il Pontefice invitava a non considerare le coppie di fatto e la convivenza come una vera famiglia. Due giorni dopo la Cassazione riconosce al convivente diritti che fino ad ora spettavano solo al coniuge.
Famiglia legale vs. famiglia di fatto. La Corte ha riconosciuto lo stesso risarcimento alla moglie e alla nuova compagna di un uomo, deceduto il 4 agosto del 1993 a causa di un incidente stradale. Per i giudici della III sezione civile, “la famiglia legale” e quella “di fatto” sono uguali di fronte al dolore. Infatti, la moglie e la nuova compagna sono state parificate nel momento in cui si è dovuta stabilire la quantificazione del danno per la morte dell'uomo: metà all'una e metà all'altra. E questo vale anche per i famigliari “di fatto” come, nel caso specifico, la figlia della nuova compagna.
La storia. Il caso riguarda un calabrese che, dopo aver lasciato la famiglia, aveva instaurato una relazione stabile con un'altra donna, formando una vera e propria nuova famiglia. L'uomo, infatti, non solo viveva con la donna, ma conviveva anche con la figlia di quest'ultima. Una convivenza nella quale si era creato un vero rapporto d'affetto tra i tre. A causa di un incidente stradale, l'uomo è deceduto. Così la moglie i tre figli legittimi avevano chiesto i danni alla compagnia di assicurazione della società di trasporti coinvolta nell'incidente. A questa richiesta c'è stata l'opposizione della compagna che ha chiesto che il giudice stabilisca un equo risarcimento anche per lei e per la figlia.
Legame affettivo alla base del risarcimento. In tutti i gradi di giudizio, sia il tribunale che la corte d'appello di Milano avevano riconosciuto un risarcimento non solo alla famiglia legale, ma anche alla nuova convivente e a sua figlia. Così, la moglie e i figli hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia la Corte ha respinto, ribadendo che il legame affettivo con la nuova compagna e la sua figlia era talmente stabile da considerarsi equivalente a quello di una famiglia “legale”, aprendo la possibilità di risarcimento per la morte dell'uomo.
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