Il Ministero dell'Istruzione ha introdurrà questa materia per contrastare l'obesità giovanile
Grasso è bello, anzi, non più. Dopo i vari studi sul problema dell'obesità infantile in Italia, da gennaio 2012 l'alimentazione diverrà materia di studio nelle scuole medie di tutto il Paese. I bambini dagli 11 ai 14 anni apprenderanno quando, cosa e come mangiare, ma anche la storia dei processi che i cibi subiscono dalla campagna alla città. Lo prevede il protocollo d'intesa siglato da Federalimentare e dal Ministero dell'Istruzione.
Uno studio “trasversale”. Ma gli studenti non si troveranno di fronte ad una vera a propria nuova materia. Bensì l'insegnamento avverrà in maniera trasversale a tutte le materie. Ad essere interessate maggiormente le lezioni di scienze e di geografia, con l'insegnamento della tipicità regionale. L'iniziativa coinvolgerà ben 77mila classi per un totale di 1,6 milioni di alunni e rispettive famiglie e 148mila insegnanti. Ci saranno anche scambi di esperienze con il sistema produttivo, favorendo stage per il personale scolastico e attività di ricerca per l'università.
Sperimentazione riuscita. Il protocollo d'intesa arriva dopo la fase pilota, condotta nel 2009-2010 in 15 scuole elementari di Roma, Catania e Milano. E, dopo i progetti pilota, da novembre inizieranno corsi di formazione per docenti e dirigenti scolastici delle scuole medie interessate dal progetto che prenderà avvio dal 2012.
Dalle medie fino all'università. “Il programma Scuola e cibo si estenderà progressivamente anche agli studenti delle scuole superiori, fino all'università per coprire l'intero ciclo educativo e formare le nuove generazioni anche in vista dell'Expo del 2015”, fa sapere il Ministero dell'Istruzione.
Bisogno di educazione alimentare. “Il sovrappeso non si combatte con il proibizionismo o con le tasse ma con l’educazione alimentare e l’attività motoria, fin da bambini”, ha dichiarato Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare che ha anche rilevato ''come non esistano cibi buoni e cattivi, ma corrette modalità e frequenze di consumo. L'industria alimentare italiana collabora con le istituzioni per stili di vita più sani”. Per questo devono essere coinvolti anche i genitori per ottenere risultati concreti per migliorare la salute dei nostri figli.
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