Nucleare, le radiazioni danneggiano il dna e la fertilità

 
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Anche dosi leggere di radiazioni possono creare danni al Dna, alterando la fertilità femminile

radiazioni_fukushimaIl referendum del 12 e 13 giugno scorso ha di fatto bloccato per la seconda volta il ritorno del nostro Paese al nucleare. Un primo stop ci fu già nel 1987 quando - all'indomani del disastro di Chernobyl - il voto degli italiani bloccò la produzione di energia dall'atomo: le centrali nucleari vennero dismesse e ci si rivolse al carbone, al petrolio, al gas e alle altre forme di energia per colmare il gap produttivo. A pochi chilometri dai nostri confini, invece, nazioni come Francia e Slovenia continuavano - e proseguiranno anche negli anni a venire - a produrre energia dall'atomo. In tutto, l'Europa può contare 145 reattori e, nonostante l'onda emotiva nata dal disastro di Fukushima, solo Germania e Svizzera hanno annunciato di voler rinunciare ai loro programmi nucleari. Il resto dei Paesi continuerà a sfruttare e vendere energia atomica come se niente fosse.

Sebbene dopo Chernobyl non siano stati registrati incidenti significativi ad impianti nucleari in Europa, l'esperienza di Fukushima ha comunque rimarcato il fatto che quella dell'atomo è una tecnologia incerta e di difficile gestione.

Eventi come esplosioni nucleari o danni a centrali nucleari producono dosi elevate di radiazioni. L’unità di misura dell’assorbimento delle radiazioni è il Gray (Gy), (che corrisponde alla quantità di energia di un Joule per Kg). Tra 1 e 2 Gy la mortalità è bassa, a dosi inferiori a 1 Gy i danni sono reversibili e non si ha mortalità.Tra i 2 e i 4,5 Gy la mortalità è causata da emorragie, infezioni, danni gastrointestinali, lesioni alla pelle. Sopra i 5-6 Gy la sopravvivenza è impossibile, la morte sopravviene in pochi giorni con emorragie, disidratazione e danni al sistema nervoso centrale.

Le radiazioni sono in grado di attraversare la materia, producendo al passaggio fenomeni di ionizzazione che sviluppano energia e alterano il movimento delle particelle elettricamente cariche: maggiore è l’energia scaricata nei tessuti dalla radiazione, maggiore è la capacità di penetrazione nella materia, misurata in rapporto alla quantità di energia deposta.

L’esposizione si misura in millesimi di Gray: un esame radiografico, ad esempio, produce circa 1 mGy, la TAC può arrivare a 6-8 mGy. In un anno una persona è esposta mediamente a 2,4 mGy di radiazioni naturali (raggi cosmici, radioisotopi nel terreno, ecc.).

Dosi elevate di radiazioni producono danni di due tipi: quelli causati da una “dose soglia” che provocano la morte cellulare, soprattutto se a carico di tessuti sensibili come il midollo osseo (produttore delle cellule del sangue) e quelli che agiscono sul DNA. Nel primo caso, solo a partire da 0,5 Gy si hanno effetti dannosi, mentre 3-5 Gy possono portare a distruzione del midollo. Se il mezzo attraversato è un tessuto biologico, invece, le radiazioni producono modificazioni biochimiche dannose. Bisogna comunque ricordare che “non esiste un livello “sicuro” di assorbimento; anche dosi basse di esposizione ai raggi possono danneggiare il DNA.

I danni al DNA delle cellule sono invece i più pericolosi e possono essere prodotti direttamente dalle radiazioni o indirettamente dalle alterazioni chimiche che si generano nei tessuti viventi.

Le cellule, anche se hanno al loro interno efficientissimi sistemi di riparazione del DNA che quotidianamente agiscono per eliminare i danni prodotti da effetti tossici ambientali, non sono in grado di contrastare dosi elevate di radiazioni. I tessuti più soggetti al danno radioattivo sono quelli a elevato ricambio come il midollo osseo, la pelle, le mucose, i gameti.

Gli effetti dovuti alle radiazioni ionizzanti possono essere somatici, quando interessano l’organismo colpito, e genetici quando coinvolgono le cellule germinali causando alterazioni genetiche nei figli.

Gli effetti somatici a lungo termine, detti stocastici, si hanno quando le cellule danneggiate conservano la capacità di dividersi, dando luogo a potenziali danni neoplastici maligni come leucemie e tumori cutanei.

Con dosi elevate si ha, oltre al danno personale, anche il danno da alterazioni del DNA (mutazioni, aberrazioni cromosomiche, ecc). In questo caso, se a essere colpite sono le cellule germinali - ovociti e spermatozoi - i danni si trasmettono alla prole.

Gli spermatozoi maturi sono abbastanza resistenti alle radiazioni, ma le cellule precursori degli spermatozoi sono più sensibili e danneggiabili dalle radiazioni già a basse dosi, con conseguente interruzione della produzione di gameti. Alte dosi invece causano sterilità permanente.

Nella donna, più sensibili ed esposti al danno da radiazioni sono gli ovociti in una fase intermedia della gametogenesi, quelli che stanno per maturare. Il danno si può avere anche durante la gestazione, con aborto per morte del feto, malformazioni, alterazioni della crescita e patologie tumorali. Si è notato, infine, che dopo un evento nucleare gli aborti aumentano in modo considerevole anche a grande distanza dal luogo dell’evento.

 

 

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