I giovani sono in via d’estinzione. A dirlo è l’ultimo rapporto del Censis che sottolinea come in dieci anni, siano mancati all’appello circa due milioni di “nuovi” giovani, in calo del 12,7% dal 2001 e addirittura dimezzati dal 1991.
Ma non è tutto, secondo lo studio, infatti, i nostri ragazzi sarebbero impigriti, demotivati ma soprattutto affetti da una sorta di “inattività volontaria” che ne fiaccherebbe qualsiasi aspirazione. Un dato quest’ultimo, messo in evidenza anche dallo psichiatra Paolo Crepet che ai microfoni di Vita che Nasce già diverso tempo fa aveva sottolineato come la nostra società abbia “fallito” sul versante educativo. In particolare, il Censis fissa in 11,2 la percentuale di quanti non studiano e non lavorano, un dato tre volte superiore a quello di altri Paesi europei come la Germania (3,6%), la Francia (3,5%) o l’Inghilterra (1,7%).
Tra le cause principali, la crisi economica e la difficoltà nel trovare lavoro. «Molti giovani – scrive il Censis - guardano all’inattività come a un’alternativa possibile di vita». In Spagna, ad esempio, dove la disoccupazione giovanile ha raggiunto il livello record del 41%, i cosiddetti inattivi sono solo lo 0,5 per cento. Tecnicamente, I giovani che non studiano e non lavorano si chiamano Neet, acronimo inglese di Not in education, employment or training, e a fronte di una disoccupazione che in Italia è salita al 27%, i Neet al Sud toccano punte del 17,7 per cento.
Per i laureati, infine, l’accesso al mercato del lavoro è ancora più difficile che per i diplomati: solo il 67% trova un impiego a tre anni dal completamento degli studi, contro il 70% di chi ha un diploma e l’84% dei laureati degli altri paesi dell’Unione Europea.
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