Mamme diverse o diverse mamme? Ovvero la nuova sociologia della maternità

 
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mamma-bambinoLa maternità è da sempre oggetto di studi seri di antropologia, sociologia, psicologia, ma è anche vero che è da sempre vittima dei luoghi comuni. La madre rimane nell'immaginario collettivo l'ombelico del mondo, il nostro puntino rosso sulla mappa della città, quello che ti dice: "voi siete qui": accanto alla mamma. Dimentichiamo purtroppo, o fingiamo di farlo, che quel cordone è stato reciso. "Datemi un utero in cui ritornare" recita una delle più famose battute di Woody Allen, di qualche anno fa. Ecco il vero paradiso terrestre, l' Eden da cui siamo stati veramente cacciati, non il giardino biblico, ma più semplicemente l' utero che ci ha contenuto. In quel tempo, in quel luogo, ogni nostro bisogno, veniva esaudito, senza che noi lo chiedessimo, o meglio senza che noi ci accorgessimo di avere dei bisogni. Avevamo nutrizione, calore, protezione. Una volta fuori per avere nutrizione, calore e protezione abbiamo dovuto combattere, ma non tutti vincono. Fuori ti accorgi che hai fame, che hai freddo, che hai paura e che... non hai l'accogliente caverna materna. Come fare? Fuori ci sono le braccia della mamma che ti reggono quando inizi a camminare, ti sostengono quando caracolli per la stanchezza, ti riscaldano quando hai freddo, ti stringono al seno e ti proteggono quando hai paura.

È sempre così? Purtroppo no. Il luogo comune, stereotipizza la mamma facendone " l'angelo del focolare", la mamma cita la Bibbia è "la prima persona ad alzarsi e l' ultima ad andare a letto", ma davvero " son tutte belle le mamme del mondo?" Sono belle, anche quando commettono infanticidio, quando abbandonano i figli nel cassonetto, quando li costringono a lavorare, o peggio quando consentono che vengano violentati? Sono belle quando si vendono i figli per soldi, quando li rendono storpi, per mandarli ad elemosinare? Certamente no! Allora quale è l'orientamento di senso e in che luogo sta la ragione. In altre parole esiste ancora un etica della maternità così comunemente intesa? No, non esiste un etica della maternità comunemente intesa.

Non è etica, intendendo per etica il luogo dove sta la ragione, quella a cui noi facciamo riferimento, o meglio quella a cui ci siamo rapportati finora. Non è ragionevole pretendere dalle mamme " un comportamento amorevole" costantemente rivolto all'altro, così come non è ragionevole pensare che le madri "snaturate", letteralmente che "snaturano" uscendo fuori dal comportamento ordinario "naturalmente atteso" siano esse il riferimento di una organizzazione sociale, che ha alla base il solo interesse egoistico personale.

Perché la maternità nelle nostre civiltà ha assunto un ruolo così importante? Le ragioni sono molteplici, la prima, la più semplice che essendo l' incipit del divenire, biologico, essendo misterioso lo strano duplicarsi del corpo non poteva non attrarre la considerazione sociale. Questa dinamica diviene ancora più evidente, con l'evolversi della società organizzata, tanto che gli uomini se ne appropriano, inventando ed esaltando il ruolo della paternità, che altro non è che la forma sociale della maternità. Nelle società nomadi, invece, la gravidanza e la maternità erano considerate un intoppo, perché gravide e bimbi piccoli rallentavano la marcia della carovana. Lo stesso avveniva nelle società a sessualità esaltata. È con il cristianesimo che la maternità viene sublimata e diventa sinonimo di femminilità, identificata con la fertilità e la maternità. Questo dinamismo sociale ha continuato a radicarsi, fino all'avvento della pillola anticoncezionale. È questo il momento di iniziale trasformazione. Per la prima volta viene commercializzato un farmaco che non serve a curare, ma a deviare un regolare percorso fisiologico. Assumendo la pillola, le donne scelgono, temporaneamente la sessualità preferendola alla fertilità. La funzione materna, passa per la prima volta in secondo piano. Lo statuto del corpo cambia, ma siamo solo agli inizi.

Anche assumere la pillola diventa in un certo senso un comportamento "snaturato" ritorna il grande equivoco: non possono essere le nuove conoscenze ad adattarsi al comportamento corretto che definiamo etica, ma quest' ultima deve adeguarsi e acculturare le nuove conoscenze.( probabile fine prima parte).

Detto questo, torniamo alla pillola, dalla sua introduzione lo statuto del corpo cambia definitivamente, fino ad arrivare alle attuali conoscenze che consentono contemporaneamente a più individui di concorrere ad una gravidanza ed ad una maternità biologica. Quante quali sono le forme di maternità biologica possibili oggigiorno. Proviamo a fare l'analisi

  • Forma biologica completa:
  • donna fertile, con partner fertile che concepisce senza problemi
  • Forma biologica incompleta differita nello spazio
  • Donna che è priva del collegamento tra tuba, ovaio ed utero, necessita di assistenza
  • Forma biologica incompleta differita nel luogo
  • Donna che produce ovulo, che viene fecondato ed impiantato in utero diverso
  • Forma biologica incompleta differita nel tempo

Donna che produce ovociti, che vengono fecondati successivamente, è possibile attuare questa forma, anche "post mortem"

E' evidente che i concetti di "normalità" e di "naturalmente" di fronte a questi cambiamenti vacillano. Quando, per la legge dell'evoluzione, avvengono trasformazioni queste dinamiche si manifestano completamente solo quando l'assetto sociale è pronto. Per esempio . Per i Neandhertal era normale, e naturale, una gestazione di dodici mesi, il parto di feti più grandi, quando i primi nuclei sono diventati stanziali, è iniziata la trasformazione. Le mamme potevano accudire meglio i piccoli, si evolve la neotenia, la gestazione si riduce ed i feti pesano di meno.

Con i passaggi evolutivi che stanno avvenendo, la maternità completamente fisiologica, perde la centralità sociale, che deve,ora, condividere con le altre forme.

La pluralità delle modalità rende meno rigida la figura materna, che può così evolvere anche socialmente, allontanandosi dagli stereotipi, che la volevano, o sempre disponibile a tutti i costi, o perfida e malvagia abbandonatrice o vessatrice delle proprie creature.

Disse un poeta che la poesia, non appartiene a chi la scrive, ma a chi la legge, così dovrebbe essere per i figli, credo, però, che questa volta l'evoluzione sociale debba fare molta strada prima di raggiungere quella biologica.

 

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