Le condizioni socio-economiche sono importanti ma il fenomeno delle ragazze madri è in diminuzione
Povertà, scarsa istruzione e una famiglia instabile. Sono questi gli elementi sociali in cui le adolescenti italiane sembrano a maggiore rischio di gravidanze indesiderate. Le gravidanze inattese causano tra i 14 e i 19 anni cambiamenti seri di vita della famiglia: di quella nuova e di quella d'origine, chiamata a sostenere sia i giovani genitori, sia il neonato. Spesso, inoltre, la famiglia d'origine, che fornisce quasi sempre un supporto fondamentale, si impone in maniera determinate sulle decisioni della neo mamma, al punto di complicare, se non compromettere, l'autonomia della giovane, che già deve affrontare problematiche sociali evidenti come la perdita di amicizie, interruzione degli studi e, probabilmente, la perdita di ogni contatto con il padre del bambino. Queste giovani, inoltre, avranno più difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. Lo sostiene
Save the Children che ha dedicato un focus alle Piccole mamme.
Secondo i dati Istat, nel 2008 in Italia sono nati 10.187 bambini da madri di età compresa tra i 15 e i 19 anni, di cui 2.514 da madri minorenni, con un'incidenza pari allo 0,44% sul numero totale delle nascite. Una situazione comunque non preoccupante se confrontata con altri grandi paesi europei. In Gran Bretagna, sempre nel 2008, la percentuale di nascite da madri minorenni è stata dell'1,80% e in Francia dello 0,67%.
Inoltre, confrontando i dati dei bambini nati in Italia da madri minorenni nel 1988, cioè vent'anni prima, si vede una decisa diminuzione: in Italia, infatti, la percentuale era dell'1,77% sul numero totale delle nascite, mentre in Gran Bretagna del 6,34% e in Francia del 2,80%. Dunque in Italia il fenomeno appare più limitato, ma coinvolge comunque più di 10mila bambini all'anno.
Ma anche in questo caso l'Italia risulta un paese spezzato in due. Il numero di nati da madri minorenni è più rilevante nelle regioni del Sud e nelle Isole, con particolare riferimento a Sicilia, Puglia, Campania, Sardegna e Calabria. Ma al nord, la percentuale superiore di immigrati rispetto alla popolazione autoctona sta provocando un nuovo aumento delle gravidanze tra le adolescenti che riguardano appunto donne immigrate. Un dato che forse non deve far stupire più di tanto se si tiene in considerazione il fatto che in altre culture idee sulla genitorialità e sui tempi della gravidanza sono ben diverse da quelle occidentali. Tuttavia, grazie all'integrazione e a condizioni socio-sanitarie migliori, percentualmente tra le mamme straniere si è registrato, nel tempo, un calo più pronunciato del fenomeno, rispetto al gruppo delle mamme italiane.
Nell'indagine sulla realtà italiana svolta da Save the Children è stata condotta in tre città (Milano, Roma e Napoli), è emerso che il 95% delle ragazze madri ha avuto un figlio tra i 16 e i 17 anni. Per quanto riguarda il titolo di studio, il 74% ha conseguito la licenza media inferiore e il 21% ha conseguito il diploma di maturità. Anche la condizione lavorativa appare compromessa. Solo il 19% delle giovani madri ha un lavoro al momento dell'indagine, ma si tratta molto spesso di lavori saltuari e occasionali, che in genere non permettono alle ragazze di mantenere se stesse e i figli. Sotto ai 17 anni, vivono con la famiglia d'origine e non cercano una nuova abitazione, mentre tra i 17e i 19 anni è meno frequente la convivenza con la famiglia di origine e spesso le giovani madri si occupano da sole del proprio bambino.
Ma i problemi relativi ai parti under 18 non riguardano solo le madri. Gli studiosi dell'Istituto Gaslini di Genova, mettono in guardia sul fatto che le gravidanze precoci spesso si risolvono con parti prematuri, per l'immaturità fisiologica della partoriente. I parti prematuri, infatti, per le ragazze minori di 18 anni arrivano al 48%, per le gravide tra i 18 e i 20 anni costituiscono il 19%, per poi calare ulteriormente in età adulta.
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