La Procura di Brescia indaga su una trentina di coppie: avrebbero affittato in Ucraina un utero, dopo aver effettuato la fecondazione assistita
Un vero e proprio mercato dei bambini, con donne disposte ad affittare il proprio utero per compiacere - a caro prezzo - coppie italiane che altrimenti non sarebbero mai riuscite ad avere un figlio. Il tutto con una procedura che avrebbe aggirato la legge italiana.
Il condizionale è d'obbligo sull'intera vicenda ma, secondo la Procura di Brescia, almeno una trentina di coppie italiane si sarebbero recate in Ucraina per "partorire" un neonato frutto di fecondazione assistita e di una madre "surrogata". In almeno un caso, infatti, gli inquirenti hanno accertato la corrispondenza tra il dna e del figlio con quello del neonato ma non con quello della madre, circostanza che avvalora l'ipotesi di un utero "preso in affitto" all'estero. Grazie all'analisi dei conti bancari, i magistrati hanno poi accertato la cifra pagata dalle coppie per ottenere la disponibilità della madre straniera: cinquantamila euro.
A mettere sul chi vive gli inquirenti, inoltre, la strana coincidenza per cui alcune donne italiane giungevano in Ucraina proprio il giorno prima del parto.
La Procura ha chiuso pochi giorni fa le indagini per il reato di "alterazione di stato" e le coppie in questione rischiano fino a 15 anni di carcere.
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