Il Professore

 
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Un racconto di Lamberto Coppola

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Era veramente assai severo quel “Professore” ai tempi dei miei esami di maturità nel ’68. Era il periodo in cui le commissioni per l’esame di Stato erano costituite prevalentemente da insegnanti esterni e già dal mese di febbraio, anche quell’anno come i precedenti, si vociferava che forse sarebbe arrivato l’integerrimo e severo “Professore” del nord che da un certo periodo di tempo approfittava degli esami per godersi il bel mare del Sud assieme alla giovane moglie, anche lei insegnante, e alla figlia ancora adolescente. La famigliola era accompagnata sempre da una “tata” abbastanza giovane e di bella presenza, ma d’aspetto austero, probabilmente d’origine tedesca o austriaca. Ogni anno questa bella famigliola veniva quindi in trasferta nel Salento per unire l’utile (il lauto gettone giornaliero che spettava loro durante gli esami) al dilettevole (la vacanza al mare della figlia accompagnata dalla fedele “Frau”).

Noi in ogni modo la scampammo veramente bene, perché proprio da quell’anno “il Professore”, la moglie, la figlia e la “Frau” forse decisero di cambiare spiaggia, usi ed abitudini e nessuno li vide più in giro per molto tempo. La maturità classica andò bene, mi iscrissi alla facoltà di Medicina, venne poi la laurea, la specializzazione prima in Ginecologia e poi in Andrologia.

Una sera d‘estate di una quindicina d’anni or sono, non ricordo se era il ‘96 o il ’97, avevo terminato la mia attività di quel giorno caldo ed afoso e stavo iniziando a pregustare il periodo delle imminenti ferie, quando la mia segretaria avvertì che mi sarei dovuto trattenere per una visita urgente. Il paziente entrò e con stupore lo riconobbi subito, era proprio Lui “il Professore”. Il suo aspetto non era cambiato dopo oltre venticinque anni, lo stesso vestito doppio petto e gli stessi occhiali dorati, il suo viso severo incuteva allora come ora la stessa soggezione. Con un atteggiamento tra lo stupito e l’incredulo esclamai subito “Si accomodi, prego… Professore”. Lui, anche stupito che io avessi fatto intendere di conoscerlo, mi rispose “Ma noi ci siamo mai incontrati da qualche parte? Io non sono del posto!”. Effettivamente lui non poteva conoscermi, ero io che invece sapevo di lui e del suo passato come (per fortuna) mio mancato commissario d’esame ai tempi della maturità classica. Per rompere il ghiaccio e per giustificare il goffo comportamento feci il secondo errore della serata: “Come sta sua moglie? Sua figlia, sarà ormai una signora...”. Lui, incrociando le braccia quasi indispettito e senza darmi una risposta, mi fissò negli occhi: “Senta, professore, sono venuto da lei solo per essere visitato! Da qualche giorno avverto una fastidiosa  sensazione di bruciore mentre urino, prurito al glande, arrossamento dell’orificio urinario e secrezioni, prima più chiare e fluide, ma ora sono diventate dense e gialle, come pus, insomma!”. Ebbe un attimo di perplessità e fissandomi ancora più intensamente negli occhi aggiunse: “So bene cosa sta pensando: io non ho mai avuto rapporti sessuali completi, perché da sempre sono privo di valide erezioni che possano permettere la penetrazione”. Poi, senza mai allontanare il suo sguardo dal mio: “Con la compagna siamo abituati ad arrivare all’orgasmo anche senza penetrazione”. Stavo per iniziare a chiedergli come avesse potuto avere una figlia, quando la mia premurosa ed inopportuna segretaria interruppe il mio colloquio passandomi una telefonata esterna, che poi in realtà si manifestò provvidenziale. Dall’altra parte del telefono, infatti, una voce femminile con accento straniero mi disse: “Mi scusi, so che sta visitando in questo momento, ma le devo dire una cosa importante circa il caso che ora sta esaminando… non posso ora, verrò domani a trovarla. Buonasera”. Pensai subito che quella voce potesse essere quella della “Frau”, si proprio di quella “tata” che si occupava della figlia del “Professore” quando i genitori lavoravano. Ancora più stupito di quanto mi stava capitando, presi la saggia decisione di rimandare ogni conclusione diagnostica dopo l’esito degli esami di laboratorio e soprattutto dopo aver sentito ciò che mi avrebbe detto la signora.

L’obiettività clinica era sicuramente ben definita e chiara, il “Professore” era affetto da uretrite acuta, blenorragia o no in fondo non importava, le analisi del secreto uretrale lo avrebbero chiarito. Ma come poteva averla contratta? Era questo che mi interessava di più in quel momento. Dopo aver prescritto una blanda terapia d’attesa, rinviai il paziente dopo due giorni per la cura definitiva in base al risultato degli accertamenti.

Mi misi quindi ad aspettare pazientemente la chiamata della sua compagna, era necessario che io parlassi con lei prima d’incontrare nuovamente lo strano ed illustre paziente. La telefonata non arrivò, ma giunse al mio studio direttamente la signora. Come sospettavo era proprio lei la “frau degli anni ‘60”. Mi raccontò di avere una relazione con “il Professore” sin da prima che la moglie, a causa della sua inadeguatezza sessuale, lo avesse abbandonato per un altro uomo. Chiesi con apparente indifferenza quando fosse successo tutto ciò. Mi rispose:”Nella primavera del 1968, professore”... avevo capito finalmente l’enigma di allora. Ora era importante capire di più sul contagio. La signora mi venne subito incontro, quasi avesse letto nel mio pensiero: “Lei è anche ginecologo, la prego per prima cosa mi visiti, ho bisogno di un suo parere”. L’anamnesi non era indicativa, tranne che per il fatto che da un po’ di giorni avvertiva sintomatologia dolorosa urente nella zona perianale, specie durante la defecazione. L’esame clinico mostrò subito non solo imponente vulvite, ma soprattutto proctite acuta con due discrete lesioni lacero contuse abbastanza recenti. Mi resi conto inoltre che era impossibile praticare visita ginecologica, perché la signora, non avendo mai avuto rapporti sessuali vaginali, presentava imene ancora integro. Giunsi quindi dentro di me alla conclusione che la paziente, essendo adusa al coito anale, poté aver contratto la blenorragia primitivamente in questo modo... ma con chi? Il compagno non aveva valide erezioni per fare un rapporto sessuale. Un altro uomo? Forse sì. Però poteva essere qualcosa di diverso, vale a dire un contagio non sessuale, ma con cosa e come ciò poteva essere avvenuto? Mentre ero preso da questi pensieri, a testa bassa fissavo il mio ricettario sulla scrivania e con in mano la penna, quasi stessi per prescrivere qualcosa. La signora a questo punto intervenne, facendomi riprendere dal torpore: “Professore, da quando il mio compagno è in pensione viaggiamo moltissimo in varie parti del mondo, spesso alla ricerca di nuove e stimolanti sensazioni. Così venne fuori che la donna utilizzava vibratori nella zona anale. Proprio da qui capii quale era la causa dell'infezione. Il Professore, invece, si era infettato a causa di strusciamenti e rapporti orali. Per questo gli consigliai il consulto con buon stomatologo, visto che stava iniziando una forma flogistica orale di verosimile origine gonococcica. Rividi la coppia dopo qualche tempo, sacrificando volentieri per loro un pomeriggio delle mie ferie estive, ma fui felice nel constatare la perfetta guarigione di entrambi… dopo oltre un quarto di secolo finalmente avevo superato l’esame con “Il Professore”.

 

Blastocisti e PGs sempre buone tecniche?

Quanti embrioni arrivano dopo 5 giorni di coltura a blastocisti? Si calcola circa il 50% da un recente lavoro scientifico su queste tecniche con una percentuale di gravidanze cliniche del 14% per Pick-Up. I nostri risultati (Centro Biofertility 2016) senza coltura a blastocisti o PGs ci hanno mostrato un tasso di gravidanze clinico del 32% per Pick-Up
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“Sembra una stella cadente….!”

embriotransfer scritta
Prof.Claudio Manna