L'omosessualità è "una grande prova" di fronte alla quale una persona può trovarsi, "così come una persona può dovere sopportare altre prove". Ma "non per questo diviene moralmente giusta". Sono queste le parole di papa Benedetto XVI che hanno creato scalpore e sdegno a livello internazionale. Il giorno successivo all’apertura sul preservativo (solo per i gay?), trapela un altro stralcio del libro-intervista di Joseph Ratzinger.
Il passaggio, nella sua interezza, recita così: "Se qualcuno presenta delle tendenza radicate omosessuali profondamente radicate - ed oggi ancora non si sa se sono effettivamente congenite oppure se nascano invece con la prima fanciullezza - se in ogni caso queste tendenze hanno un certo potere su quella data persona, allora questa è per lui una grande prova, così come una persona può dovere sopportare altre prove". Poco dopo arriva la stilettata sulla moralità dell’omosessualità.
Prima che un difetto di dottrina, l’impressione è che la Chiesa si ostini a negare un’evidenza dei fatti – l’esistenza di coppie e sentimenti omosessuali – nel nome di una tradizione che fa fatica ad accettare il presente, inquadrando la questione dell’amore tra uomini o tra donne nell’ambito di una “prova” a cui resistere.
A questo passaggio si aggiunge il dubbio, sollevato da alcuni, che il papa non abbia davvero fatto un’apertura sul preservativo ma, anzi, abbia sottolineato come questo debba essere usato solo tra gigolò, per limitare le malattie infettive. Difetto di traduzione? Vedremo.
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