Lite per Facebook finisce in tragedia: omicidio-suicidio a Subiaco

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Sabato 06 Novembre 2010 00:00 Scritto da Emilio Torsello
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Ha ucciso una figlia, ferito gravemente la sorella e infine si è tolto la vita. È successo due giorni fa a Subiaco, in provincia di Roma, dove un carabiniere di 40 anni, Lucio Cappelli, per le conseguenze di una lite riguardante il social network più famoso del mondo, Facebook, in un raptus ha di follia ha estratto la pistola d’ordinanza e ha freddato la figlia di appena 13 anni, ha ferito la sorella e poi ha rivolto l’arma contro di sé. Miracolosamente illeso il figlio l’altro fratellino di appena 10 anni.

 

Descritto dai colleghi come un carabiniere “irreprensibile”, Cappelli è il quarto suicida in dieci giorni tra gli appartenenti alle forze dell’ordine, una tendenza che, secondo l’ultima “Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell’organizzazione delle Forze armate”, trasmessa dal ministero della Difesa al Parlamento, vede un tasso altissimo di suicidi proprio tra i carabinieri: il 78% su tutte le forze armate. «La maggior parte degli eventi - si legge nel rapporto i cui dati sono aggiornati al 2008 - è riconducibile a problemi di carattere personale».

Alla base dell’incomunicabilità che sempre più ammala le famiglie, la natura stessa dei social network: illudono gli utenti di mettere in atto una comunicazione di sé più pervasiva ma al contempo gli impediscono di fruire il contesto in cui si trovano. Gli “Amici” diventano sempre più virtuali, il reale scolora fino a diventare una brutta copia del virtuale e non viceversa. Questo muro, sempre più spesso, diviene una barriera di incomunicabilità anche nelle famiglie e nelle coppie che “scoppiano” per i segreti carpiti su Facebook o per nuove conoscenze acquisite con un semplice clic, attraverso il social network fondato da Mark Zuckenberg. La vita quotidiana, dunque, rischia di essere assorbita dal mondo virtuale e dalla percezione illusoria di un posto “altro” dal reale con cui – in una sorta di spasmodica gara alla “presenza” – i genitori oggi non riescono a competere.

 

 

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