Il Nord Africa è in fermento. Dall’Algeria alla Tunisia, all’Egitto (si prepara una manifestazione per il 25 gennaio prossimo), i giovani protestano contro il caro vita, la disoccupazione e le politiche economiche dei loro governi. Al centro dell’organizzazione di queste manifestazioni, i social network. La rete, gli appuntamenti, le iniziative sono state spesso organizzate on line, frutto di clic, “Mi piace” e commenti su Facebook.
Il ruolo di internet, dunque, sempre più si afferma come centrale nella diffusione di malumori, ideali o progetti politici e sembra quasi che i governi non siano in grado di arginare – con una retorica vecchia e stantìa – le richieste e il tam tam delle coscienze che prima di scendere in piazza rimbalza sulla rete. I social network, dunque, contribuiscono a creare una consapevolezza condivisa, a prendere coscienza che non si è soli a volere il cambiamento, a desiderare la svolta tutti insieme. Prima virtualmente poi nei fatti. La piazza è lo step successivo, l’ultimo di un processo che parte da lontano: dalla mente, dagli ideali e da una tastiera. Sono le rivoluzioni nel XXI secolo.
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