Con Pomigliano la Fiat e il lavoro dipendente nei suoi stabilimenti cambia volto. Due i punti cruciali dell’accordo: l’abbandono di Confindustria e gli aumenti salariali in cambio di un maggior numero di ore di lavoro. L’abbandono della confederazione degli industriali italiani, in particolare, ha permesso a Marchionne di tagliare fuori la Fiom-Cgil dal contratto, sottoscrivendo intese separate con gli altri sindacati.
I 4600 dipendenti di Pomigliano saranno assunti da una newcompany (“newco” in termini tecnici) creata appositamente ed avranno un aumento medio sullo stipendio di 30 euro lordi al mese, oltre a un nuovo tipo di inquadramento professionale con più ore di lavoro previste e una gestione differente di turni e straordinari. Le assunzioni scatteranno a gennaio con un primo gruppo formato da tecnici e impiegati, mentre nella tarda primavera sarà assunta la maggior parte degli operai, che faranno formazione.
Se si tratti di un ricatto o di un nuovo modello sociale di lavoro è ancora presto per dirlo. Certo è che lo “smacco” di Marchionne sta facendo infuriare i tradizionalisti della Fiom e di Confindustria.
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