L’Italia si mantiene “giovane” grazie ai flussi migratori. Il gap tra nascite e decessi nel nostro Paese, infatti, conosce ancora un divario che – complice una politica fiacca di sostegno alle famiglie e alle coppie giovani – si mantiene costante, con le prime che calano ogni anno rispetto alle seconde. «Per il quarto anno consecutivo – scrive l’Istat – la dinamica naturale (differenza tra nascite e decessi) registra un saldo di segno negativo, in misura, tuttavia, ancora più accentuata di quella del precedente triennio: -30.200 unità nel 2010, contro le -22.800 del 2009, le -8.500 del 2008 e le - .900 del 2007». Si potrebbe dunque dire che l’Italia “non è un Paese per giovani”.
Nell’anno appena trascorso, prosegue l’Istituto di Statistica, sono venuti al mondo 557mila neonati e le uniche regioni che fanno registrare un saldo positivo sono il Molise (+2,3%), l’Abruzzo (+1,5%), la provincia autonoma di Bolzano (+0,6%) e il Lazio (+0,1%). Di contro, appare importante il contributo delle madri straniere, fondamentali per fotografare un’Italia “giovane”. Nel 2010, infatti, oltre 104mila nascite (il 18,8% del totale), sono venute da madri non italiane. Erano 35 mila nel 2000, pari al 6,4% e 103 mila nel 2009 pari al 18,1%, un contributo sempre più sostanziale in un Paese che da anni ormai è sulla strada della pensione.
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