Giovani, quasi tutti unger 30 e disoccupati per la grave crisi politica che ha colpito il Paese. E' questo il ritratto dei migranti che in questi giorni stanno invadendo l'isola di Lampedusa e le Pelagie, tutti provenienti dalla Tunisia. Un'ondata migratoria che il nostro Paese e l'Europa non si aspettavano, capace di mettere in crisi il sistema di accoglienza - pur efficiente - del nostro Paese. La maggior parte di questi ragazzi - spiegano gli operatori umanitari - lavorava nelle strutture turistiche di cittadine come Jerba o Zaris, attività cancellate dalle manifestazioni dei giorni scorsi. Al dato sociale della disoccupazione, però, è necessario aggiungere un particolare più pratico: le maglie dei controlli, prima strette e impenetrabili, per quanti volevano salpare dalla Tunisia, con la caduta del regime di Ben Alì si sono dissolte e numerosi pescatori si improvvisano trafficanti d'uomini. Costo a persona per ogni traversata: 1.500 euro.
E se da più parti - come è già stato sottolineato anche da questo blog - i fatti di questi mesi sono considerati come il 1989 del Medioriente, è pur vero che a farne le spese di riflesso è quell'Europa che da anni ormai ha deciso di delegare all'iniziativa dei singoli stati il contrasto all'immigrazione clandestina, senza riuscire ad attuare un piano organico di intervento.
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