Tutto e il contrario di tutto. Sono ancora contrastanti le notizie riguardo le condizioni di salute di Hosni Mubarak: l’83enne ex presidente egiziano, che lo scorso 11 febbraio ha rimesso l’incarico dopo 30 anni di presidenza in seguito alle violente proteste in tutto il paese, sarebbe finito in coma a causa di un grave cancro in fase terminale. Secondo alcune indiscrezioni, Mubarak sarebbe svenuto diverse volte durante la registrazione del discorso presidenziale per poi cadere in coma nella sua residenza di Sharm. Il fatto sarebbe stato confermato anche dal diplomatico americano Sameh Shoukry, che ha riferito alla Nbc di essere stato informato riguardo alle precarie condizioni di salute dell’ex presidente.
Smentita anche la fuga di Mubarak in Germania dove, in un primo momento, sembrava fosse stato ricoverato. Secondo il primo ministro egiziano, Ahmad Nazif, il Rais si troverebbe ancora a Sharm el-Sheikh, accudito dalla famiglia, ed è questa l’ipotesi più probabile anche secondo l’amministrazione statunitense.
Quello che si sta svolgendo in Medio Oriente, dunque, può a buon diritto essere definito come il 1989 del mondo arabo, con rivoluzioni dal basso che coinvolgono giovani, le loro speranze e il loro futuro.
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