Sakieneh Mohamed Ashtiani è libera. La donna iraniana condannata alla pena di morte perché accusata di adulterio e di concorso nell’omicidio del marito è stata scarcerata insieme al figlio e all’avvocato e si troverebbe già nella sua casa di Tabriz.
La liberazione è avvenuta dopo un tam tam internazionale che da mesi premeva sul regime di Teheran per la liberazione della donna, altrimenti condannata alla morte per lapidazione.
Soddisfazione dal ministero degli Esteri italiano che molto si è speso a favore della vita di Sakineh: «È una bella giornata per i diritti umani – ha commentato il titolare della Farnesina, Franco Frattini – L'Iran ha mostrato quel gesto di comprensione e clemenza che auspicavamo e lo ha fatto nell'esercizio delle proprie prerogative di Stato sovrano. Di questo diamo atto, consapevoli che le prospettive di dialogo anche sui diritti umani con l'Iran si possano riaprire con spirito di rinnovata fiducia reciproca».
Tutto risolto dunque? Per niente. Per una Sakineh che per fortuna viene liberata, sono decine i prigionieri condannati ancora rinchiusi nelle carceri iraniane su cui pende una possibile condanna a morte. Adesso il mondo non abbassi la guardia.
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