Con cartelli al collo «vendesi» e camici bianchi alcune centinaia di specializzandi di tutta Italia si sono radunati in piazza del Popolo per chiedere «chiarezza» sul loro futuro. «Svendita medico in formazione» e «Prendi 2 paghi 1» sono alcuni degli slogan dei manifestanti. «Ieri la Commissione Finanza ha abrogato la tassazione sulle borse di studio - spiegano gli specializzandi - é un primo segnale, ma domani la questione passerà alla Camere. A prescindere da questo provvedimento chiediamo chiarezza sul nostro futuro perché siamo un ibrido tra lavoratori e studenti. Tra poco ci dirigeremo a Montecitorio camminando sui marciapiedi».
GLI SLOGAN - «Schiavizzandi» e «Noi non giochiamo a fare il medico voi non giocatevi il nostro futuro» recitano alcuni striscioni esposti. In piazza non solo gli specializzandi degli atenei romani, ma anche delegazioni di altre città tra cui Pisa.
LA PROTESTA - Nonostante la retromarcia di ieri della commissione finanze della Camera, che ha cancellato l'emendamento al Dl fiscale che introduceva una tassa sulle borse di studio studio superiori a 11.500 euro, i giovani camici bianchi hanno tenuto fede al programma fissato da giorni e si sono dati appuntamento a Roma a piazza Montecitorio per un sit in di protesta. Gli specializzandi lamentano, infatti, condizioni di lavoro difficili e tutta una serie di criticità con cui devono fare i conti: dai tempi lunghissimi per laurea e specializzazione, alle difficoltà di inserimento lavorativo nelle regioni alle prese con i piani di rientro. E ancora, dalle tardive possibilità di progressione di carriera all'incerto futuro previdenziale. «Siamo soddisfatti per il risultato raggiunto ieri in commissione finanze», spiega all'Adnkronos Salute Valter Mazzucco, presidente del Segretariato italiano giovani medici (Sigm). «Siamo quasi certi - aggiunge - che il testo andrà alla Camera senza la tassazione sulle borse di studio dei dottorandi, dei medici in formazione specialistica e dei corsisti in medicina generale». Una tassa che, secondo Mazzucco, «sarebbe andata a colpire direttamente i giovani che attraverso il loro lavoro, il loro studio e la loro ricerca, quotidianamente contribuiscono alla crescita del nostro Paese».
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