Il peso corporeo della donna in gravidanza può influenzare la durata dell’allattamento?

 
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La donna durante tutto il periodo gestazionale deve seguire una dieta bilanciata e variegata

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Fino a qualche decennio fa c’era la convinzione che la donna in gravidanza potesse mangiare qualsiasi cosa e in quantità smisurate. Oggi invece sappiamo benissimo che la donna durante tutto il periodo gestazionale deve seguire una dieta bilanciata e variegata in grado di soddisfare le proprie necessità e quelle del nascituro, ponendo maggiore attenzione verso alcuni alimenti e cercando di tenere il peso sotto controllo, nei limiti del possibile.

Un peso corporeo alterato prima della gravidanza rappresenta insieme ad altri fattori (diabete, fibrosi cistica, celiachia, ecc) uno dei principali indicatori di rischio. Può infatti avere conseguenze anche molto gravi sul normale decorso gestazionale.

Le linee guida a questo proposito ci danno dei riferimenti ben precisi su quanti chili effettivamente la donna può acquisire in gravidanza sulla base del BMI (Indice di Massa Corporea, che si calcola kg/ )

 

- Nella donna sottopeso (BMI <18.4), l’intervallo stimato di chilogrammi che si possono acquistare durante tutta la gravidanza va dai 12.5 ai 18 kg, ovvero sia, si può arrivare ad un aumento di kcal pari a 365 al giorno.

- Nella donna con peso normale (BMI 18.5-25) l’acquisizione di peso accettabile va dagli 11.5 ai 16 kg, con un supplemento calorico dopo il primo mese di 300 kcal al giorno, oppure di 150 nel caso in cui ci sia una diminuzione del livello di attività fisica.

- Nella donna in sovrappeso (BMI >25) è auspicabile un aumento di peso che va dai 7 agli 11.5 kg, il supplemento calorico va dalle 200 kcal al giorno se si pratica una moderata attività fisica, altrimenti si aggiungono solo 100 kcal.

- Nella donna obesa (BMI > 30), un aumento eccessivo di peso quindi un’acquisizione di più di 7kg durante tutta la gravidanza potrebbe avere delle ripercussioni negative sia per la mamma che per il nascituro

Rimane quindi di estrema importanza considerare sempre il peso di partenza, se ad esempio, la donna prima della gravidanza è in sovrappeso, deve essere a conoscenza che il suo peso non dovrà superare una certa soglia di sicurezza, altrimenti questo comporterebbe dei problemi di salute sia per la mamma che per la salute del bimbo stesso.

Un peso corporeo alterato nella donna può comportare una serie di deficit nutrizionali non solo per il fabbisogno della mamma in gravidanza ma anche per l’aspetto nutrizionale e per l’impatto negativo sullo sviluppo non solo del feto o nel periodo neonatale, ma anche per gli esiti a distanza che può subire il bambino.

Recentemente è stato condotto in Belgio uno studio molto interessante in cui si valuta l’effetto del peso corporeo nelle donne prima della gravidanza e la possibilità o meno di allattare, e la sua eventuale durata.

Quest’analisi epidemiologica è stata effettuata tramite un metodo retrospettivo per valutare effettivamente come il peso potesse realmente influenzare l’allattamento nella donna nella fase successiva alla gravidanza.

Sono state arruolate 200 donne di età media pari a 29 e sono state raggruppate in 4 comparti a seconda dei diversi indici di massa corporea.

I risultati di questo studio dimostrano come la possibilità e la durata dell’allattamento in donne sottopeso è significativamente più bassa (64%), lo stesso risultato si è riscontrato nelle donne obese (68%), rispetto a donne con peso normale (92%), o in sovrappeso (80%) in cui non si sono evidenziati particolari problemi.

Il 52% delle donne sottopeso, il 70% delle donne con peso normale e il 56% delle donne in sovrappeso, hanno allattato i loro figli esclusivamente per il primo mese di vita.

Soltanto il 40% di tutti i neonati sono stati allattati per 3 mesi consecutivi, con una minore prevalenza tra le donne obese in cui l’allattamento al seno ha avuto una durata del tutto minore, non sono riuscite ad arrivare nemmeno a 2 mesi di allattamento.

Le principali cause che hanno determinato l’interruzione dell’allattamento al seno sono state, varie complicanze da parte della mamma (29%), insufficiente presenza di latte (23%), problemi di suzione (21%), e la tempestiva ripresa a lavoro (21%) dopo il parto.

In conclusione da quest’accurata analisi possiamo affermare che nella popolazione generale, ma soprattutto nelle donne obese, non si rispettano gli standard raccomandati.

Le iniziative politiche e gli interventi locali dovrebbero continuare a sostenere e incentivare costantemente l’allattamento al seno, indispensabile per un corretto sviluppo del neonato e prevenire allo stesso tempo l’obesità materna sia prima della gravidanza che nella fase successiva.

 

 

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