Per sconfiggere la comune malattia delle ossa è necessario assumere calcio sin da piccoli
Rafforzare e proteggere le nostre ossa è fondamentale già dalla tenera età. Infatti, proprio durante la crescita dei primi anni di vita l’osso assume la sua struttura, raggiungendo un picco di densità ossea intorno ai 20 anni. Un comportamento alimentare scorretto e un errato stile di vita già da bambini, possono portare con l'età alla formazione dell'osteoporosi.
L’osteoporosi è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “una malattia sistemica multifattoriale che porta a una riduzione progressiva della massa ossea ma non solo: provoca anche alterazioni nella microarchitettura dell’osso con conseguente fragilità”. Tra le complicanze più gravi derivanti da questa patologia ci sono sicuramente le fratture, soprattutto vertebrali e femorali. Circa il 40% delle persone che soffrono di una frattura osteoporotica andrà incontro, nel corso del tempo a successive fratture che possono portare a complicanze importanti.
I fattori che favoriscono l’insorgenza dell’osteoporosi sono:
- L’età
- La razza caucasica
- Il sesso femminile
- La costituzione magra
- La fase post-menopausa (sia chirurgica che precoce), in cui si assiste ad una rapida perdita della massa ossea dovuta al mancato stimolo che gli estrogeni esercitano sull’osso provocandone la mineralizzazione
- Fumo
- Errato stile di vita, dove si intende la mancata attività fisica e l’insufficiente apporto di calcio
È importante sottolineare il fatto che l’osteoporosi è la conseguenza di un processo fisiologico, esasperato in senso negativo che può insorgere dall’età di 40-45 anni, ma che risente di tutte le alterazioni subite durante tutto il corso della vita.
Tra le metodiche più utilizzate per diagnosticare l'osteoporosi, la più utilizzata è la MOC (mineralometria ossea computerizzata). Questo esame permette al medico di capire le quantità di calcio contenute in quelle parti dello scheletro che vengono analizzate. La MOC, insieme ad altri parametri, serve a valutare il rischio di eventuali fratture. Il metodo più affidabile per misurare questo rischio è la DEXA (densitometria doppio raggio X) che ci permette in maniera abbastanza precisa di avere una stima della densità ossea.
Risulta fondamentale quindi il ruolo di un adeguato stile di vita necessario per garantire un buon apporto di calcio e vitamina D, ma anche un corretto equilibrio ormonale. Dal punto di vista nutrizionale si può intervenire aumentando o regolarizzando l’apporto di calcio, ricorrendo ad alimenti che contengono calcio ad elevata biodisponibilità, sin dai primi anni di età e soprattutto nell’adolescenza. L'uso di integratori di calcio e vitamina D è importante soprattutto per le donne che si trovano in gravidanza o in menopausa. Nell’età matura, per rallentare la perdita ossea, si può agire attraverso l’alimentazione e l’attività fisica.
Nell’immaginario comune quando si parla di calcio in genere ci si riferisce quasi sempre a fonti alimentari quali latte e derivati del latte, ma non sono solo questi alimenti che presentano un alto contenuto di calcio, l’elemento che contiene il maggior quantitativo di calcio biodisponibile è sicuramente l’acqua.
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