Il sole, una "fonte" di vitamina D

 
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Pochi gli alimenti che ne garantiscono un apporto adeguato. Meglio i raggi UV, ma con attenzione

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La Vitamina D fa parte di quella categoria di vitamine cosiddette “liposolubili”. A differenza di tutte le altre, la peculiarità di questa vitamina è che il nostro corpo è in grado di produrla autonomamente, poiché viene sintetizzata dalla pelle sotto l’azione dei raggi UV. Questo significa che, un’adeguata esposizione al sole è particolarmente importante per far sì che la vitamina D venga sintetizzata dal nostro corpo; se non la sintetizziamo tramite questa via, difficilmente riusciamo ad averne un apporto adeguato.

Per quanto riguarda l’alimentazione, sono molto pochi i cibi che contengono modeste quantità di vitamina D, quali per esempio, l’olio di fegato di merluzzo, il fegato dei mammiferi, latte, burro e formaggi particolarmente grassi, e anche salmone e aringhe.

Questa vitamina riveste un ruolo centrale nel riassorbimento di calcio a livello renale, nell’assorbimento intestinale di fosforo e calcio, nei processi di mineralizzazione dell’osso e infine interviene anche in alcune funzioni neuromuscolari. La Vitamina D può essere considerata come il “cemento”, grazie al quale i “mattoni”, ovvero le molecole di calcio, possono essere attaccati per consentire la formazione dell’impalcatura dell’osso.

Deficit di questa vitamina portano ad una diminuzione dei livelli sierici di calcio e fosforo. Se questa carenza permane per lungo tempo si può andare incontro ad un alterazione dei processi di mineralizzazione con rachitismo nel bambino, osteomalacia nell’adulto, debolezza muscolare, deformazione ossea e dolori. In queste situazioni, l'integrazione ha ruolo fondamentale affinché si possano ristabilire i normali livelli (tra 10 e 40 ng/ml). Ma anche l'eccesso di vitamina può portare problemi: in caso di prolungata integrazione superiore a 250-1250 μg/die, si possono verificare fenomeni di tossicità acuta o cronica con comparsa di nausea, vomita, ipercalcemia, ipercalciuria.

Come menzionato all’inizio, alle nostre latitudini, la sintesi cutanea rappresenta la più importante fonte di vitamina D che è sufficiente a garantire il giusto fabbisogno fisiologico. Ma gli abitanti di Paesi del nord Europa, i quali trascorrono molti mesi all’anno senza la luce del sole, hanno bisogno di integrare, in quanto i loro livelli di vitamina D non soddisfano il fabbisogno fisiologico tale da evitare tutte le conseguenze di un eventuale deficit.

Gli anziani rappresentano più che mai una classe a rischio, in quanto la loro bassa o a volte nulla esposizione al sole può predisporre ad una carenza di questa vitamina. Infatti è sempre opportuno consigliare a questa tipologia di soggetti di sottoporsi ai raggi del sole almeno qualche ora al giorno, per evitare conseguenze che poi si possano in seguito ripercuotere negativamente sulla salute delle loro ossa.

Ma è giusto esporsi per tante ore al sole? Uno studio Norvegese ha messo in luce gli effetti sulla salute, delle radiazioni UV sulla pelle e il conseguente apporto di vitamina D. È emerso che i soggetti del nord Europa, con pelle chiara, presentano dei valori di questa vitamina al di sotto della norma. Ma l'esposizione al sole è in grado di ripristinarne i normali livelli. L’altra componente che è stata esaminata in questo recente studio è l’impatto sulla salute che i raggi del sole possono avere sulla pelle. I ricercatori hanno rilevato che l’esposizione prolungata ai raggi UV sembra rappresentare un serio fattore di rischio per l’insorgenza di tumori della pelle, in particolar modo dei CMM, ovvero dei melanomi maligni cutanei.

Possiamo dire, quindi, che l’esposizione al sole ha un effetto benefico per mantenere costanti i livelli di vitamina D, ma è necessario adottare delle specifiche precauzioni, soprattutto in estate è vivamente consigliato l’utilizzo di creme protettive proprio per prevenire la formazione di queste patologie assai gravi.

 

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“Sembra una stella cadente….!”

embriotransfer scritta
Prof.Claudio Manna

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