Il PSA

 
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Serve e in quale misura nella diagnostica della prostata? Uno studio europeo ha riportato una riduzione della mortalità per carcinoma prostatico fino al 20% grazie allo screening del PSA

Serve e in quale misura nella diagnostica della prostata?

lo screening del PSAIn Italia si stima che i nuovi casi di tumore prostatico siano circa 9.000/anno con una sopravvivenza media del 70% a 5 anni dalla diagnosi. Tra gli attuali test diagnostici è compreso il dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico), una glicoproteina prodotta dalla prostata in condizioni normali e patologiche, benigne e maligne.

Il PSA, pertanto, è un marker organo-specifico, sebbene non tumore-specifico! Per questo, tra gli esperti, è aperta una discussione sull'opportunità di sottoporre tutti gli uomini sopra i 50 anni alla misurazione del PSA, indipendentemente dalla presenza di sintomatologia.

Molti oncologi sono favorevoli, ma la letteratura scientifica in materia è contraddittoria.

Uno studio europeo ha riportato una riduzione della mortalità per carcinoma prostatico fino al 20% grazie allo screening del PSA nella popolazione maschile over50; un contemporaneo ed altrettanto importante studio americano avrebbe dimostrato invece che, data la particolare natura del tumore della prostata, che si espande molto lentamente, spesso il PSA identificherebbe forme che non avrebbero dato segno di sé durante la vita del paziente, quindi lo screening sarebbe associato a un grande numero di trattamenti invasivi inutili e a rischio delle complicanze ad essi associate.

Il test del PSA non sarebbe paragonabile a mammografia, pap test o ricerca del sangue occulto nelle feci per la diagnosi precoce dei tumori mammari, uterini e del colon-retto. Questi test hanno una correlazione chiara con la diminuzione della mortalità. Diverse società scientifiche internazionali sono favorevoli allo screening di popolazione, così come alcuni centri oncologici altamente specializzati che ritengono di poter effettuare, grazie alla diagnosi precoce, interventi più precisi e quindi con un minor rischio di effetti collaterali.

Il PSA è comunque un esame semplice ed economico, ma va eseguito solo se necessario: dopo i 50 anni, se c’è familiarità diretta e quando si soffre di disturbi urinari. In pratica se un nonno, uno zio o un padre hanno avuto il tumore, il controllo del PSA andrebbe eseguito ogni anno tra i 50 e i 70 anni, altrimenti una volta ogni 4 anni.

Poiché i valori di PSA possono aumentare anche per infezioni o infiammazioni, non c’è uno standard oltre il quale si può affermare con certezza la presenza di un carcinoma e, infine, alcuni uomini con tumore prostatico non presentano valori anomali di PSA, quando si riscontrano valori elevati al test sono necessari ulteriori accertamenti, anche invasivi, per giungere a una diagnosi.

Il modo migliore per accertare la presenza di un tumore alla prostata rimane quindi e comunque in prima istanza la visita dall’urologo, che potrà valutare il singolo individuo sulla base dei dati anagrafici, della storia clinica e familiare e di eventuali sintomi riportati dal paziente.

 

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embriotransfer scritta
Prof.Claudio Manna