Fecondazione assistita in Italia, limiti solo per l'eterologa

 
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fecondazione-assistita-eterologaLa fecondazione assistita è attualmente la terapia più utilizzata per la cura dell’infertilità. L’OMS definisce infertile una coppia quando dopo un anno di rapporti mirati non protetti non interviene una gravidanza. Le coppie infertili sono in aumento e questo problema interessa circa il 20 % delle coppie in età fertile

La fecondazione assistita si pratica dal 1978 , quando il premio nobel Robert Edwards fece nascere la prima bambina, Luise Brown con la tecnica della Fivet. Da allora sono stati fatti molti passi avanti: quello fondamentale è stato l’introduzione della tecnica ICSI, occasionalmente scoperta nel 1992 da un medico italiano, il Dr Giampiero Palermo, che lavorava in questo campo in Belgio.

L’introduzione della ICSI- iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (cioè l’inserimento direttamente nell’ovocita tramite un ago di uno spermatozoo selezionato) che si effettua con una sofisticata apparecchiatura ha permesso di trattare i casi andrologici severi, cioè in quelle coppie che prima avrebbero potuto avere un figlio esclusivamente con una donazione di seme, quindi con una fecondazione eterologa, cioè di gameti estranei alla coppia.

Prima dell’introduzione di questa tecnica, molte erano le banche del seme ed era legale l’utilizzo dell’eterologa anche in Italia.

Attualmente con l’introduzione della Legge 40 nel 2004 che norma la fecondazione assistita, non è più possibile nel nostro paese ricorrere a donazione di gameti.

In realtà con l’avvento della ICSI è bassissima la percentuale di uomini che hanno necessità di ricorrere all’eterologa. Invece, anche se sempre in una percentuale limitata, la necessità del ricorso alla donazione di ovociti è aumentata. Questo è soprattutto dovuto alla scelta per motivi sociali ed economici delle donne di cercare un figlio in età sempre più avanzata. Così si ritrovano con una diminuita qualità degli ovociti e/o con una scarsa riserva ovarica. In natura il calo della fertilità inizia attorno ai 35 anni e scende in picchiata dopo i 40 anni.

Nei centri di fecondazione assistita abbiamo visto passare la media dell’età delle donne trattate dai 32-33 anni del 2000 ai 30-39 del 2011. Anche i messaggi che passano attraverso i media, che fanno pensare che la donna è giovane anche a 50 anni e che un figlio è ottenibile a qualsiasi età non aiutano. La realtà è ben altra, l’età biologica dei gameti femminili, gli ovociti, è rimasta quella di sempre: anzi su di essi agiscono maggiormente una serie di fattori ambientali nocivi e di stili di vita che prima non c’erano. È peggiorato l’ambiente in cui viviamo, quello che mangiamo e lo stress a cui siamo quotidianamente sottoposti.

La Legge 40, se da una parte ha fatto si che si regolasse un settore dove c’era molta confusione e dove persone con pochi scrupoli ne approfittavano, dall’altra ha posto dei paletti come il non poter inseminare più di tre ovociti, non poter congelare embrioni, non poter utilizzare gameti eterologhi, non poter applicare le tecniche alle coppie fertili. In particolare la legge ha levato agli operatori la possibilità di svolgere il proprio lavoro personalizzando e scegliendo ciò che era opportuno per quel particolare paziente. Infatti, l’imposizione di inseminare solo tre ovociti poteva essere restrittivo per donne sopra i 37 anni.

A seguito dell’entrata in vigore della legge, si è verificato un flusso migratorio, non del tutto giustificato, delle coppie infertili verso paesi esteri come la Spagna e la Grecia dove è possibile fare tutto senza limiti nelle tecniche. Oggi, dopo l’intervento della Consulta, la Legge vieta esclusivamente la fecondazione eterologa.

Nel 2010 la consulta ha posto termine alla norma dei tre ovociti dichiarando che il medico è libero di agire decidendo assieme alla coppia ciò che è meglio fare nel loro caso, permettendo anche di congelare embrioni solo nel caso della stretta necessità di tutela della salute della donna e procrastinare l’impianto degli embrioni crioconservati appena è possibile farlo. Quindi in realtà allo stato attuale le uniche cose che vieta la legge 40 è la donazione dei gameti, cioè l’eterologa e l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle coppie non infertili.

Il non accesso alle tecniche per le coppie fertili produce un danno a quelle persone che per patologie genetiche hanno la necessità di effettuare una riproduzione assistita per poter identificare gli embrioni “malati” con la diagnosi preimpianto, che permette di stabilire quale trasferire e quale eliminare. In realtà la necessità del ricorso alla diagnosi preimpianto, peraltro tecnica molto delicata e complessa, coinvolge un numero molto basso di coppie. Bisogna specificare che in Italia è possibile fare diagnosi preimpianto ma gli embrioni che risultano portatori di una patologia non possono essere eliminati ma vanno o comunque trasferiti se la donna gli accetta, oppure crioconservati, restando in una sorta di limbo.

L’Italia comunque rimane all’avanguardia nella Fecondazione assistita e dalla Legge 40, tanto bistrattata, gli operatori italiani del settore hanno saputo però trarre un vantaggio scientifico: migliorare al massimo la scelta dei gameti femminili da utilizzare visto che se ne potevano usare solo tre. Siamo diventati un’eccellenza nel settore.

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Twitter: @Claudio_Manna

 

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“Sembra una stella cadente….!”

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Prof.Claudio Manna

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