Fecondazione assistita nel pubblico, costi troppo elevati in alcune regioni

 
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L’on. Palagiano ha definito “discriminatori” i ticket imposti da alcune regioni. Si paga fino a 2mila euro

fecondazione-vitroA Ferragosto è uscita una notizia sull’eventuale aumento dei ticket per le prestazioni sanitarie di Riproduzione Assistita. Il Presidente della Commissione d’inchiesta su disavanzi economici ed errori della nostra sanità pubblica, Antonio Palagiano, l’ha commentata ponendo l’attenzione sul variegato mondo della Riproduzione Assistita. Questo ha messo in evidenza, guarda caso, che l’Italia è in quest’ambito ,e non solo in questo, ancora divisa come se tutto si fosse fermato a prima dell’Unità.

''Aumentare il ticket per la fecondazione assistita è discriminatorio nei confronti di quelle donne che non possono permettersi di pagare il proprio desiderio di maternità”, spiega Palagiano, in merito alla decisione di alcune regioni, di aumentare il ticket sulla Fivet (la fecondazione in vitro per la procreazione assistita) fino a 500 o 700 euro per un singolo tentativo, così si esprime a riguardo. “Certo è che non si possano neanche, d'altro canto, erogare un numero infinito rimborsi per un numero infinito di tentativi, specie nelle quarantenni in cui le possibilità di gravidanza sono bassissime. La possibilità di avere figli non può tradursi in privilegio per ricchi, ma un ticket potrebbe essere previsto, ad esempio, dal terzo tentativo in poi'', spiega. “È necessario far chiarezza su quale sia il sistema di retribuzione degli ospedali per la procreazione medica assistita ma, soprattutto, è necessario garantire che tutti i centri, a prescindere dai rimborsi, garantiscano modalità erogative uniformi per efficacia, efficienza e costi. Assicurare, anche in questo particolare settore, parità di trattamento e un'assistenza sanitaria omogenea su tutto il territorio nazionale significa mettere un freno alle migrazioni interregionali”.

Per comprendere i problemi insiti in questa situazione bisogna andare a monte del problema. Per lungo tempo la politica ha nascosto la testa e si è disinteressata di quest’argomento. Poi, svegliandosi dopo lunghi dibattiti, ha partorito una normativa di tipo soprattutto etico, non preoccupandosi di dare ascolto alle voci dei tecnici addetti e lasciando la parte tecnico organizzativa alle Linee Guida e alle normative regionali.

Le varie regioni si sono organizzate con proprie normative, a volte anche più stringenti di quelle nazionali, ma il vero problema sta nella disomogeneità e qualità delle competenze, molto diverse da regione a regione e da centro a centro. In effetti nella riproduzione assistita il problema è la qualità e la stabilità dell’equipe nel suo insieme più che le competenze del singolo e non ultimo il numero dei cicli eseguiti e l’esperienza acquisita.

Ci sono sul territorio nazionale eccellenze nel campo sia nel pubblico che nel privato, sia al nord che al sud. Ma ci sono anche differenze di trattamento economico, ci sono centri pubblici che non fanno pagare alcun ticket altri che arrivano intorno ai 2.000 euro già dal primo tentativo, e che non rappresenta una spesa così esigua per una coppia che si rivolge ad una struttura pubblica. Senza considerare il costo dei ticket per le analisi richieste che si aggira attorno ai 500 euro e che alcune di queste analisi dopo sei mesi, se non si è pronti per l’intervento di fecondazione assistita, vanno ripetute con un’ulteriore spesa. In tutto questo la coppia con problemi di infertilità si trova davanti ad un panorama sconosciuto e variegato in cui è difficile districarsi e scegliere . Non ultima la considerazione, purtroppo, che chi ha più possibilità economiche ha più chance, potendosi permettere vari tentativi o rivolgendosi alle strutture private.

Che dire poi dell’attuale situazione sociale italiana in cui le coppie scelgono e approcciano alla ricerca di un figlio dopo i 36-37 anni e che nei centri pubblici non prendono coppie in età avanzata o che con le liste d’attesa le fanno diventare di età avanzata? Per poter iniziare a risolvere e rendere omogenea la situazione in Italia non saranno in effetti le eventuali 700 euro di ticket proposte a poter far svoltare la situazione, peraltro degradata in tutta la sanità pubblica e particolarmente in alcune regioni.

Bisognerebbe analizzare passo passo i vari elementi del problema per mettere in condizioni di efficienza reale i centri pubblici. Per fare alcuni esempi :

- trovare sistemi per razionalizzare e snellire le lunghe liste d’attesa dei Centri pubblici

- rendere più facile l’accesso alle analisi obbligatorie per accedere al tentativo

- trovare soluzioni per fare in modo che tutte le indagini necessarie per la coppia possano effettuate in un’unica struttura.

È lodevole l’intento del presidente Palagiano nel suo ruolo politico, che per professione da lungo tempo si è occupato di riproduzione assistita e che ben conosce questa realtà medica, di cercare delle soluzioni pratiche su quello che bisognerebbe fare per rendere omogenea una realtà così complessa e dare inizio ad un cambiamento, ma dal dire al rendere reale questa prospettiva purtroppo ne passa.

 

 

 

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