Il “Social Freezing” ovocitario

 
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La relazione tenuta dal Prof. Claudio Manna al II Congresso nazionale di Andrologia ASS.A.I tenutosi a Palermo dal 9 all'11 ottobre 2014. Il Prof. Claudio Manna é membro nazionale del comitato direttivo ASS.A.I il cui Presidente è il Prof. Aldo Franco De Rose

https://www.youtube.com/watch?v=efKR8RmabAo&feature=youtu.be

Per “social freezing” si intende la crioconservazione degli ovociti per scopi non medici ed in particolare quando una donna desidera mettere da parte i suoi ovociti perché rinvia la decisione di avere figli ad epoche in cui potrebbe non avere più ovociti in modo naturale (es. menopausa). Questa decisione potrebbe dipendere dallo svolgimento di una  carriera la cui attuazione viene privilegiata nelle epoche più giovani della vita.

La prima nascita di un bambino con ovociti crioconservati risale al 1986 ma tecniche più nuove come la “vitrificazione” hanno accelerato ed esteso le tecniche di crioconservazione. Infatti, con queste è più pratico eseguire l’ovodonazione mettendo da parte ovociti di donatrici giovani da scongelare al momento richiesto dalle riceventi. La “vitrificazione” consiste in un raffreddamento rapidissimo degli ovociti e nell’uso di alte concentrazioni di sostanze crioprotettrici allo scopo di non far formare cristalli di ghiaccio nelle cellule che verrebbero altrimenti gravemente danneggiate.

Tutti oggi si chiedono quale è la differenza tra ovociti freschi e crioconservati cioè tra la qualità degli uni e degli altri nei risultati e nelle possibili conseguenze a distanza sui bambini nati.

I dati per rispondere a queste domande non sono molti ma 4 lavori scientifici recenti prospettici e randomizzati ci danno elementi utili di valutazione. Dall’analisi di queste ricerche si è visto, che il tasso di sopravvivenza degli ovociti vitrificati dopo il loro scongelamento era compreso tra il 90% ed il 97% mentre la percentuale di fecondazione degli ovociti risultò essere compreso tra il 71% ed il 79%. Questi risultati appaiono, senza dubbio, buoni e paragonabili agli ovocoiti freschi. Il tasso di impianto in utero degli embrioni provenienti da questi ovociti si era invece collocato tra il 17% ed il 41% e quello delle gravidanze tra il 36% ed il 61%. Queste differenze dipendono in gran parte dallle varie età delle donne a cui appartenevano gli ovociti. Infatti, le percentuali maggiori di successo appartengono a donne che avevano ricevuto gli ovociti da persone molto giovani che li avevano crioconservati per periodi assai brevi. In particolare si è visto, che le percentuali di gravidanza crollavano al 12,6% quando gli ovociti provenivano da donne di età >38 anni con un  numero di ovociti  raccolti al Pick-Up < 8 coerentemente a quello che oggi si riscontra mediamente nei tentativi di Fecondazione Assistita per infertilità di coppia.

I risultati dipendono perciò enormemente dall’età in cui si decide di crioconservare i propri ovociti. Ma che cosa le donne pensano in proposito?

Da una recente indagine condotta da Stoop in Belgio su 1049 donne tra i 20 ed i 40 anni di età  solo il 3,1% avrebbe considerato per il loro futuro di crioconservare i propri ovociti, ed un 28% rispose “forse”. Il 75% era inoltre preoccupata delle possibili conseguenze provenienti dall’uso di farmaci sulla propria fertilità naturale e quasi il 71% espresse perplessità sulla  salute degli eventuali bambini nati. Infine il 66% era preoccupata del costo di questa procedura.

In realtà l’effetto della crioconservazione ovocitaria sulla salute dei bambini nati si basa solo su poche statistiche (in un lavoro su 900 nati non appaiono aumenti di malformazioni congenite). La durata maggiore della crioconservazione ovocitaria, d’altra parte, si è protratta solo fino a 24 mesi e l’effetto per periodi più lunghi non è ancora noto.

Per quanto riguarda l’efficacia della tecnica è stato calcolato che fino all’età di 37 anni per avere un bambino da ovociti crioconservati ne sono necessari 23.

Questi dati fanno riflettere sulla convenienza di utilizzare a tutt’oggi questa tecnica.

Tuttavia, situazioni particolari come donne a rischio di menopausa precoce e pazienti affette da endometriosi che può mettere a grave rischio la propria riserva ovarica nel tempo potrebbe suggerire di prendere in considerazione la crioconservazione ovocitaria  in età giovanile. In tali casi può essere molto importante un buon counselling da parte del proprio medico o del ginecologo.

 

 

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“Sembra una stella cadente….!”

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Prof.Claudio Manna

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