Quando gli ovociti riparano gli spermatozoi

 
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Le gravidanze arrivano prima se gli ovociti sono giovani anche con problemi andrologici del partner

Michael-Douglas-e-Catherine-Zeta-JonesBasta fare pochi tentativi e trasferire pochi embrioni per ottenere gravidanze con la fecondazione assistita anche quando gli spermatozoi sono di partner che ne producono pochissimi o danneggiati. Ma è necessario avere ovociti da giovani donne.  Lo rivelano i risultati di studi su gravidanze da ovodonazione.

Nel mondo scientifico si ritiene che gli spermatozoi con DNA danneggiato possano essere causa di mancata fecondazione, sviluppo anomalo dell'embrione ed aumento di aborti spontanei. Inoltre, l’ovocita di buona qualità, in particolare se giovane, possiede comunque al suo interno dei sistemi per la riparazione di eventuali danni che si possono verificare nel proprio DNA. Quindi l’ovocita con questi sistemi potrebbe sopperire anche ai difetti del DNA dello spermatozoo. Tuttavia, ciò è possibile solo se questi difetti sono di entità limitata; se troppo grandi l’ovocita non riesce comunque a riparare i danni dello spermatozoo.

Date queste premesse, sarebbe interessante valutare in pratica ed in che misura il gamete maschile contribuisce alla riuscita della fecondazione in vitro oppure l’ovocita può sopperire a vari problemi degli spermatozoi. In realtà ciò è verificabile tramite l’ovodonazione perché gli ovociti provengono tutti da giovani donatrici sane e fertili mentre gli spermatozoi appartengono ad uomini che possono presentare problemi andrologici anche molto seri (pochissimi spermatozoi con forme e movimento il più delle volte fortemente anomali). Viceversa, nelle tecniche di fecondazione assistita tradizionali oltre agli spermatozoi, che possono presentare problemi anche molto seri, gli ovociti non sono più tanto giovani e le percentuali di nascite sono mediamente inferiori al 25%.

ovocita_30Sapere quanto gli ovociti sani e giovani riescano a sopperire spermatozoi problematici è stato proprio l’obiettivo del lavoro scientifico svolto da J.Garrido e collaboratori e presentato a Stoccolma in occasione del Meeting di luglio della’ESHRE. Presso l’Università di Valencia in Spagna, il team di ricerca ha analizzato il numero di fecondazioni in vitro e degli embrioni trasferiti necessari per ottenere nati vivi (tasso cumulativo di gravidanze completate con successo) in relazione alla qualità degli spermatozoi utilizzati. Allo scopo di accertare solo l'influenza del fattore maschile si è usata perciò una qualità omogenea di buoni ovociti in quanto tutti provenienti da ovodonazione.

Per dare un peso rilevante sul piano statistico a questo studio sono stati presi in considerazione ben 15.750 cicli di ovodonazione ed è stato analizzato il confronto dei risultati nelle seguenti categorie di fattore maschile di infertilità:

  • spermatozoi provenienti dal testicolo (TESE) per azoospermia non ostruttiva (la più grave)
  • spermatozoi provenienti dal testicolo per azoospermia ostruttiva
  • spermatozoi che erano meno di 1 milione/millilitro (grave fattore maschile)
  • spermatozoi mobili con numero normale o ridotto (oligospermia) nel liquido seminale
  • spermatozoi da spermiogramma normale (secondo i criteri dettati dal WHO)
  • spermatozoi provenienti da donatori di seme e sicuramente fertili
  • spermatozoi da portatori di infezioni come HIV o HCV

Sono stati ottenuti e trasferiti 34.199 embrioni in 10.482 transfer (mediamente 2,17 embrioni/trasfer) con un tasso complessivo di nati vivi per ciclo del 38,8%. In questi cicli l’uso di spermatozoi di azoospermici non ostruttivi ha dato un tasso di nati vivi del 39,3% e quello di azoospermici ostruttivi ha generato nati vivi nel 34,8% dei tentativi. Nel fattore maschile severo di infertilità il 36,5% dei tentativi ha avuto esito positivo, negli oligospermici la percentuale è stata del 38,9% e nei normospermici del 38,5%. In presenza di patologie infettive virali, le nascite si sono verificate nel 29,9% dei tentativi, mentre sono risultate del 40,9% con donatori fertili di seme (il bambino cioè non proveniva geneticamente da nessuno dei due genitori). In pratica, non si sono evidenziate differenze statisticamente significative tra tutti i tipi di seme utilizzati anche se quelli provenienti da persone con infezioni virali (HIV o HCV dell’epatite B) sembrano meno performanti.

Anche se non statisticamente significativo come dato, i portatori di infezioni sembrerebbero quelli con minor tasso di riuscita. Si può supporre che un danno virale a carico dello spermatozoo sia meno contrastabile da parte dei sistemi di riparazione dell’ovocita.

 

tabella_oligospermia

Risultati dello stesso significato ed ancor più omogenei tra spermatozoi normali e patologici si sono ottenuti calcolando le percentuali di nascite dopo un numero di tentativi che portavano fino a 5 embrioni trasferiti nel tempo necessario ad eseguirli: 68% mediamente tra tutti i tipi di spermatozoi. Questa percentuale sale addirittura all’83,8% quando c’è la determinazione (o le possibilità economiche…) di permettersi nel tempo il trasferimento di 10 embrioni.

morfologia_spermatozoiSi può quindi concludere che l'uso di ovociti donati, quindi giovani, sembra compensare le carenze anche gravi del fattore di infertilità maschile.

Lo studio conferma sicuramente valorizza la capacità dell'ovocita di riparare i difetti degli spermatozoi. Queste conclusioni dovrebbero soprattutto far prendere coscienza dell’importanza per la donna di anticipare il più possibile la decisione riproduttiva. Nei casi di ripetuti fallimenti nel trattamento dell’infertilità nelle donne in età avanzata, questi dati potrebbero far prendere in considerazione l’utilizzo dell’ovodonazione (ovociti giovani e di buona qualità), a prescindere dalla qualità degli spermatozoi.

Questi risultati sembrano confermare che in natura la riproduzione per affermarsi con successo sia condizionata dall’età e dall’efficienza del sesso femminile piuttosto che di quella maschile e che la riuscita della fecondazione in vitro dipenda principalmente dalla qualità degli ovociti.

I dati di questa ricerca forniscono anche informazioni precise sulla gestione del fattore maschile. Infatti ci suggeriscono che nelle tecniche di fecondazione assistita si dovrebbe migliorare il più possibile la qualità degli spermatozoi quando ovociti non più giovani hanno scarse possibilità di riparare il DNA.

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Queste conclusioni dovrebbero soprattutto far prendere coscienza dell’importanza per la donna di anticipare il più possibile la decisione riproduttiva. Nei casi di ripetuti fallimenti nel trattamento dell’infertilità nelle donne in età avanzata, questi dati potrebbero far prendere in considerazione l’utilizzo dell’ovodonazione (ovociti giovani e di buona qualità), a prescindere dalla qualità degli spermatozoi.

Questi risultati sembrano confermare che in natura la riproduzione per affermarsi con successo sia condizionata dall’età e dall’efficienza del sesso femminile piuttosto che di quella maschile e che la riuscita della fecondazione in vitro dipenda principalmente dalla qualità degli ovociti.

I dati di questa ricerca forniscono anche informazioni precise sulla gestione del fattore maschile. Infatti ci suggeriscono che nelle tecniche di fecondazione assistita si dovrebbe migliorare il più possibile la qualità degli spermatozoi quando ovociti non più giovani hanno scarse possibilità di riparare il DNA.

 

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