Prelevamento e reimpianto dei frammenti ovarici

 
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Per preservare la fertilità in caso di chemio, esiste l’autotrapianto di ovaie. Ma come funziona?

gravidanzaLa conservazione del tessuto ovarico prevede che i frammenti ovarici possano essere prelevati in vari modi. La tecnica chirurgica più agevole e meno invasiva è senza dubbio la laparoscopia. Nulla vieta, naturalmente, di effettuare il prelievo nel corso di altro intervento di chirurgia per via addominale con tecnica tradizionale. Si sta anche studiando la possibilità di un prelievo in anestesia locale, sotto controllo ecografico, ma attualmente questa tecnica non viene impiegata poiché c’è bisogno di frammenti ovarici cubici di almeno 5 mm di lato, troppo grossi per un prelievo eco-guidato.

Una laparoscopia con biopsie multiple dell’ovaio è organizzabile in pochi giorni e può essere programmata in qualsiasi fase del ciclo mestruale. I frammenti di ovaio prelevati nel corso della laparoscopia o di un intervento per via addominale tradizionale verranno sottoposti a una serie di procedure laboratoristiche fino al congelamento lento con congelatore programmabile, immersione in azoto liquido e crioconservazione in ambiente protetto. I frammenti di ovaio crioconservati possono poi essere scongelati attraverso una metodica particolare per poi essere utilizzati.

Tra i vari metodi abbiamo quello del reimpianto dei frammenti ovarici scongelati che potrà essere effettuato mediante una laparoscopia in anestesia generale. L’intervento dura circa un’ora nel corso della quale si posizionano i frammenti ovarici in una “tasca peritoneale”, un’area cioè ricavata nella sede in cui si trovano normalmente le ovaie (reimpianto ortotopico). Poiché l’ovaio è dotato della proprietà di rivascolarizzarsi spontaneamente se posto a contatto con superfici altamente vascolarizzate come quell’area, non è necessario procedere ad un abboccamento tra vasi sanguigni (anastomosi vascolare) per favorire l’attecchimento del frammento. È ben documentato infatti che la perdita di tessuto ovarico dovuta ad ischemia dopo il reimpianto è minima. Successivamente all’intervento di reimpianto viene effettuata un’idonea stimolazione con ormoni (FSH ed LH per via intramuscolare) per facilitare la ripresa della funzione dell’ovaio, sia in termini endocrini (secrezione di ormoni), sia nel senso della produzione di ovociti.

Anche se è stato dimostrato che gli ovociti eventualmente ovulati dall’ovaio reimpiantato possano essere captati dalle tube e fecondati naturalmente, è ragionevole pensare che nella grande maggioranza dei casi si dovrà ricorrere alla fecondazione in vitro per ottenere la gravidanza. Quindi sarà necessario effettuare un prelievo transvaginale eco-guidato per recuperare questi ovociti. Questa tecnica non è diversa da quella normalmente in uso nella fecondazione in vitro per recuperare gli ovociti dalle ovaie.

I primi casi di reimpianto ortotopico nella specie umana con successiva ripresa della funzione ovarica sono stati effettuati alla Cornell University di New York (USA) ed al Leeds Infirmary Hospital di Leeds (GB). Recentemente presso la Clinica Universitaria di St. Luc, Louvain (B) è stata portata a termine con successo la prima gravidanza ottenuta spontaneamente dopo trapianto di tessuto ovarico crioconservato.

E’ stato anche tentato con successo il reimpianto eterotopico, cioè in altra zona del corpo rispetto a quella dove normalmente l’ovaio si trova e precisamente nell’avambraccio al di sotto del muscolo brachio-radiale. In questo caso l’intervento viene effettuato dai chirurghi plastici in anestesia locoregionale o generale, ed ha una durata approssimativa di circa quaranta minuti. Anche in questo caso i frammenti ovarici, che non richiedono anastomosi vascolare per mantenersi vitali, vengono poi stimolati con opportuni ormoni (FSH ed LH). E’ stato documentato che questi frammenti ovarici possono riprendere a produrre ormoni ed anche ad ovulare: ovviamente in questo caso l’ovocita deve essere aspirato con un apposito ago e fecondato in vitro. E’ stato possibile ottenere embrioni in vitro, ma non sono ancora state ottenute gravidanze con questa metodica.

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Twitter: @Claudio_Manna

 

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