Le tappe della raccolta e "bancaggio" del sangue placentare

 
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sangue_cordone_ombelicaleIl processo di banking delle Unità di sangue placentare è logisticamente complesso poiché richiede una interazione multispecialistica basata sulla collaborazione tra i servizi ostetrico-ginecologico (sala parto), neonatologico (al parto), pediatrico (follow–up del neonato), ematologico (indicazione al trapianto) e trasfusionale (gestione completa delle Unità di sangue placentare). A tal fine è richiesta una organizzazione dettagliata che deve operare secondo procedure tecniche validate nel rispetto rigoroso delle leggi vigenti e di standard precedentemente stabiliti.

Il sangue del cordone ombelicale può essere raccolto solamente nel caso in cui siano verificate determinate condizioni, alcune di natura prettamente burocratica, altre di natura sanitaria. Inoltre, l’adozione di un sistema di qualità, che è obbligatorio, prevede che:

  1. tutti gli operatori siano stati formati e qualificati per le specifiche attività da svolgere;
  2. tutti i materiali siano dotati di approvazione per l’uso specifico e sottoposti a controllo prima dell’utilizzo;
  3. tutti gli strumenti utilizzati nelle varie fasi di lavorazione siano controllati secondo procedure stabilite e periodicamente verificati con strumenti di riferimento dotati di certificati del Servizio Italiano Tarature;
  4. il grado di soddisfazione del cliente sia monitorizzato;
  5. tutte le attività siano oggetto di miglioramento continuo.

L’attività di banking si può riassumere nel seguente schema operativo:

PRIMA TAPPA: questa è a carico del servizio ostetrico-ginecologico e trasfusionale locale; comprende la selezione delle gestanti con compilazione del questionario anamnestico e del modulo di consenso, il prelievo del sangue cordonale con compilazione della scheda raccolta dati, la conservazione temporanea del sangue ed il trasporto al centro di riferimento che si fa carico della successiva lavorazione. Condizione indispensabile per la successiva valutazione è il giudizio del neonatologo sulle condizioni di salute del neonato relativamente alle prime ore di vita e l’invio dei campioni di sangue materni per l’esecuzione delle analisi previste dalle leggi vigenti in materia specifica.

SECONDA TAPPA: a carico del servizio trasfusionale (della banca) che ha il compito di valutare la conformità di quanto effettuato dal centro di raccolta, correggere, se possibile, eventuali scostamenti dagli standard operativi ed avviare le fasi successive di caratterizzazione e crioconservazione delle Unità di sangue placentare nonché l’allestimento delle Banche parallele di cellule (placentari), siero (materno), plasma (materno e placentare) e DNA (materno e placentare).

L’accuratezza e la completezza della raccolta anamnestica e di tutti i documenti costituiscono la base per poter procedere. L’ospedale o la clinica devono provvedere all’addestramento del personale per la raccolta di sangue del cordone ombelicale; non devono sussistere quei precisi criteri di esclusione, la cui presenza viene eventualmente rilevata all’anamnesi materna e paterna. La madre deve avere opportunamente sottoscritto un consenso informato.

Il rispetto di queste procedure permette che vengano escluse dal processo di raccolta un certo numero di Unità placentari che comunque verrebbero eliminate in seguito, minimizzando così il numero delle sacche che viene scartato nelle fasi successive a causa della non idoneità.

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