Nella placenta c'è una riserva di cellule staminali maggiore rispetto al cordone ombelicale
La placenta dopo il parto potrebbe essere conservata attraverso la crioconservazione (il procedimento simile applicato al cordone ombelicale), poiché contiene una riserva di cellule staminali ancora maggiore rispetto al sangue cordonale. Uno dei motivi risiederebbe nel fatto che attraverso la placenta si attuano gli scambi metabolici tra la madre ed il feto e che lo spazio di scambio tra il sangue materno e quello fetale è minimo.
Uno studio condotto all’UCLA (University of California – Los Angeles), ha dimostrato che i primi vasi sanguigni nei quali si sviluppano le cellule staminali emopoietiche sono le arterie placentari. In questa sede avrebbe inizio la loro proliferazione per poi spostarsi in altre sedi dove espandersi e maturare in strutture cellulari differenziate. Esiste però una quota di cellule staminali, in grado di rimanere allo stadio indifferenziato e residente nel cosiddetto labirinto vascolare della placenta, dove sono sostenute dagli scambi gassosi e dai fattori di crescita.
Le cellule staminali della placenta possono essere impiegate con risultati positivi nella cura delle anemie aplastiche come in particolari applicazioni terapeutiche. Una delle applicazioni più certe è la differenziazione di cellule staminali placentari in cellule muscolari e in cellule neuronali. Nelle procedure di trapianto, l’impiego delle cellule staminali placentari ha un vantaggio notevole, per vari motivi:
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le cellule staminali placentari sono immature e pertanto rendono possibile un trapianto donatore-ricevente anche tra soggetti non perfettamente compatibili;
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rispetto alle cellule midollari il tempo entro il quale sono a disposizione, prima dei controlli specifici è di 30-40 giorni contro i 4-5 mesi di una donazione da midollo;
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c’è un rischio di contaminazione virale basso grazie ai controlli pre e post parto;
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possono essere conservate per periodi lunghi, in appositi contenitori con azoto liquido a -190 °C.
Sembra che la regione della placenta più ricca di staminali sia l’amnion, ossia lo strato più esterno del sacco amniotico, nella quale si concentrerebbero le cellule pluripotenti. Queste sono state studiate in base al loro profilo molecolare, determinando sulla loro superficie la presenza di molecole espresse solamente da cellule embrionali fino a questo momento. Questo punto sarebbe cruciale perché più che mai confuterebbe l’ipotesi e gli studi già praticati sul campo, che le celllule placentari hanno un potenziale differenziativo maggiore, in particolare in strutture molto difficili da riprodurre, quali le fibrocellule muscolari e i neuroni.
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