Lo Streptococcus agalactiae, il feto è a rischio

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Lunedì 01 Ottobre 2012 00:00 Scritto da Emanuela Monti
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Lo Streptococcus agalactiae è un batterio presente nell’intestino ma che può provocare danni al feto

Lo Streptococcus agalactiae è un batterio presente nell’intestino ma che può provocare danni al feto

StrepLo Streptococcus agalactiae è un batterio normalmente presente nella flora batterica intestinale e delle vie urogenitali femminili. Un’infezione da parte di questo batterio nelle donne in gravidanza non deve essere sottovalutato in quanto può causare seri danni al neonato come polmoniti, meningiti e sepsi.

In molti casi le donne gravide infette non presentano alcun sintomo per cui spesso non ci si pone il problema di indagare se l’infezione da parte di questo batterio sia presente oppure no. L'infezione da streptococco nel neonato viene acquisita, nella maggior parte dei casi, nel passaggio attraverso la vagina durante il parto oppure in utero poco prima del parto. I ricercatori stanno cercando di capire se effettuando un parto cesareo si riduca il rischio che il feto possa contrarre questo batterio ma ciò non è stato pienamente dimostrato.

Attualmente per prevenire la trasmissione materno-fetale dell’infezione, viene prescritta una ricerca colturale mediante tampone vaginale attorno alla 26a-28a settimana di gestazione ma è ancora in discussione se questo esame debba essere praticato come screening universale oppure solo nelle donne a rischio. Per le donne positive all’esame colturale i protocolli prevedono la somministrazione endovenosa di ampicillina o penicillina durante il parto e questa chemioprofilassi appare efficace nell’interrompere la trasmissione di streptococco dalla madre al feto, mentre è stato dimostrato che non vi è alcun beneficio se il trattamento antibiotico viene somministrato in gravidanza.

Ad oggi i pareri medici riguardo la somministrazione di antibiotici nelle pazienti portatrici di questo batterio sono alquanto discordi: taluni ritengono che non sia opportuno trattare con terapia tutte le madri portatrici ma solo quelle a rischio (ossia donne con minaccia di parto prematuro, con membrane rotte ecc.) dato che, per fortuna, la probabilità che un bambino contragga la malattia è bassa; talaltri invece propendono per il trattamento delle infezioni su larga scala considerando che l’infezione può trasmettersi da madre a feto anche in assenza dei fattori di rischio sopra elencati.

Secondo il "Center for Desearse Control and Prevention" degli Stati Uniti, se tutte le donne positive venissero trattate adeguatamente, sarebbe possibile prevenire 3 infezioni su 4, riducendo così, in maniera considerevole, il rischio di malattie neonatali causate da questo batterio. È giusto quindi che le madri in dolce attesa ricevano un’adeguata informazione riguardo ai rischi e ai pericoli a cui possono andare incontro i loro neonati a causa di questo batterio che, se nelle donne è asintomatico, nei bambini può essere estremamente subdolo.