In Italia è possibile crio-conservare gli embrioni solo per motivi di salute della donna
Nel nostro Paese prima dell’entrata in vigore delle legge 40 del 2004, era possibile crioconservare gli embrioni. Attualmente invece è possibile farlo solo in caso di stretta documentata necessità. Attualmente le coppie che si sottopongono a fecondazione assistita possono richiedere la crioconservazione degli ovociti in esubero per un successivo utilizzo. Fino a poco tempo fa, per effettuare la crioconservazione sia degli embrioni che degli ovociti si realizzava un processo di crioconservazione detto “congelamento lento” durante il quale gli embrionio i gameti femminili, grazie all’uso di crio-protettori, venivano esposti gradualmente a temperature sempre più basse , sino a raggiungere i -196 °C, temperatura a cui stazionano a tempo indeterminato nell’azoto liquido.
I “crioprotettori” sono quelle sostanze utilizzate per proteggere i tessuti biologici dai danni del congelamento dovuti alla formazione di cristalli di ghiaccio. Le sostanze crio-protettrici svolgono due ruoli fondamentali: proteggono le membrane cellulari dalle temperature estremamente basse e fanno fuoriuscire tutta l’acqua presente nell’embrione all’esterno. Con questo metodo di congelamento si sono ottenute buone percentuali di successo in termini di gravidanza allo scongelamento, ma sempre inferiori rispetto ai tassi da trasferimento di embrioni freschi
Invece, la crioconservazione di ovociti con il metodo di congelamento lento non ha dato risultati particolarmente soddisfacenti, perché gli ovociti contengono più acqua rispetto agli embrioni e subiscono maggiormente, durante la crioconservazione, la formazione di cristalli di ghiaccio nel loro interno, che può provocarne il danneggiamento.
Per risolvere i vari problemi legati a questo tipo di crioconservazione, si è messa a punto una nuova metodica molto più avanzata detta “vitrificazione”, dalla parola latina vitrum, che significa vetro.
Questa metodica, applicabile sia agli embrioni che agli ovociti, rispetto alla precedente, permette una migliore sopravvivenza sia degli embrioni ed ancor più degli ovociti e una maggiore probabilità d’impianto; il che si traduce in una maggiore percentuale di gravidanza. Questo perché essa si basa su un congelamento rapidissimo. Inoltre, l,a vitrificazione, a differenza dei precedenti metodi di congelamento lento, richiede solo pochi minuti. Questo congelamento rapidissimo non permette che la struttura delle molecole d’acqua formi cristalli di ghiaccio e danneggi l’ovocita.
Gli ovociti possono essere vitrificati allo stadio di sviluppo di metafase II, quando cioè sono maturi e pronti ad essere fecondati. Possono essere conservati per un lungo periodo per poi essere riutilizzati dalla paziente. È necessario però sottolineare che essendo una metodica abbastanza giovane non si hanno molti dati sui tempi di sopravvivenza a lungo termine degli ovociti così conservati.
Per poter riutilizzare gli ovociti vitrificati per una successiva fecondazione, è necessario effettuare un passaggio di ritorno da una temperatura di
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