Streptococco in gravidanza, pericoli per il nascituro

 
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StrepI neonati di donne colpite dallo Streptococcus agalactiae durante la gravidanza rischiano di ammalarsi di polmonite, meningite e sepsi. In molti casi le donne gravide infette non presentano alcun sintomo per cui spesso l'infezione viene completamente trascurata.

Lo Streptococcus è un batterio normalmente presente nella flora batterica intestinale e delle vie urogenitali femminili. L'infezione nel neonato viene acquisita, nella maggior parte dei casi, nel passaggio attraverso la vagina durante il parto oppure in utero poco prima del parto. Nel mondo scientifico ci si chiede se effettuando un parto cesareo si riduca il rischio che il feto possa contrarre questo batterio ma ciò non è stato pienamente dimostrato.

Attualmente, per prevenire la trasmissione materno-fetale dell’infezione viene prescritta una ricerca colturale mediante tampone vaginale attorno alla 26°-28° settimana di gestazione ma è ancora in discussione se questo esame debba essere praticato come screening universale oppure solo nelle donne a rischio. Per le donne positive all’esame colturale i protocolli prevedono la somministrazione endovenosa di ampicillina o penicillina durante il parto e questa chemioprofilassi appare efficace nell’interrompere la trasmissione dalla madre al feto, mentre è stato dimostrato che non vi è alcun beneficio se il trattamento antibiotico viene somministrato in gravidanza.

Ad oggi i pareri medici riguardo la somministrazione di antibiotici nelle pazienti portatrici di questo batterio sono alquanto discordi: taluni ritengono che non sia opportuno trattare con terapia tutte le madri portatrici ma solo quelle a rischio (ossia donne con minaccia di parto prematuro, con membrane rotte ecc.) dato che, per fortuna, la probabilità che un bambino contragga la malattia è bassa. Altri invece propendono per il trattamento delle infezioni su larga scala considerando che l’infezione può trasmettersi da madre a feto anche in assenza dei fattori di rischio sopra elencati.

Secondo il "Center for Desease Control and Prevention" degli Stati Uniti se tutte le donne positive venissero trattate adeguatamente, sarebbe possibile prevenire 3 infezioni su 4, riducendo così, in maniera considerevole, il rischio di malattie neonatali causate da questo batterio. È giusto quindi che le madri in dolce attesa ricevano un’adeguata informazione sui rischi e ai pericoli a cui possono andare incontro i loro neonati a causa di questo batterio che, se nelle donne è asintomatico, nei bambini può essere estremamente subdolo.

 

 

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