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A spiegarlo a Vita che Nasce è il professor Claudio Manna, ginecologo e docente di Fecondazione Assistita presso la Scuola di Specializzazione in Ginecologia ed Ostetricia dell’università di Tor Vergata, a Roma. «A volte – prosegue il docente – basta una semplice dieta per stimolare nuovamente l’ovulazione. Se invece il problema riguarda le tube (che potrebbero essere chiuse) e nel caso in cui la chirurgia non riuscisse a risolvere il problema, si può ricorrere alla fecondazione in vitro. In quest’ultima possibilità – aggiunge Manna – gli spermatozoi vengono messi a contatto con gli ovociti prelevati dalle ovaie, operazione che avviene al di fuori del corpo umano». A quel punto gli embrioni formati vengono impiantati nell’utero. «Se invece è assente il muco cervicale – sottolinea il professore - sarà sufficiente selezionare gli spermatozoi migliori e inserirli nell’utero (inseminazione intrauterina). Se si tratta di cause andrologiche, invece, esistono diverse terapie. Si può, ad esempio, prelevare uno spermatozoo dai testicoli e inserirlo nell’ovocita».
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Andrologia