Era spesso motivo di ripudio. Quando il figlio non veniva, la colpa ricadeva sempre sulla donna. Ma, grazie a studi recenti degli ultimi anni, è stato dimostrato che almeno nel 50% dei casi è l’uomo ad avere una ridotta capacità riproduttiva.
Molti ricercatori ritengono opportuno inserire nella comune routine diagnostica di infertilità, alcuni test che possano valutare la qualità strutturale degli spermatozoi per poter valutare se è necessario migliorarla, con opportune terapie, anche nell’ambito della fecondazione assistita come l’ICSI.
La qualità del DNA degli spermatozoi può dipendere da vari fattori. Un gruppo di ricercatori presieduti dal Prof. Christofer L.R Barratt dell’Università di Dundee in Inghilterra ha evidenziato una serie di fattori genetici e ambientali responsabili di questi danni. Il fumo, sostanze chimiche, pesticidi, metalli, inquinamento atmosferico ma anche varicocele, criptorchidismo, farmaci chemioterapici sono tutti fattori in grado di indurre danni al DNA, compromettendo così la fertilità. Alcuni di questi come contaminanti ambientali e sostanze chimiche possono determinare la frammentazione del DNA o lo stress ossidativo a livello dei tessuti dei testicoli, compromettendo l’integrità del genoma. Altri, come ad esempio il varicocele, possono determinare un aumento della temperatura scrotale causando la morte degli spermatozoi.
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