La Disfunzione erettile è l’incapacità di raggiungere un'erezione atta consentire un rapporto che porti alla reciproca soddisfazione di entrambi i partner. Ormai è un problema che affligge la nostra società. In Italia gli uomini che ne soffrono sono circa 4 milioni. Tante sono le terapie per questa patologia, sia mediche che chirurgiche.
Nella quotidianità terapeutica l’approccio al paziente è per gradi, si comincia prima con terapie farmacologiche (Cialis, Viagra, Levitra), si passa poi ad iniezioni intracavernose di farmaci che stimolano l’erezione (prostaglandine), e infine se tutto questo non ha dato i risultati attesi, l’ultima opzione è il posizionamento di una protesi del pene.
Ne esistono sostanzialmente di 2 tipi: malleabile, e gonfiabile o tri-componente. La prima è un tipo di protesi che conferisce una rigidità costante a chi la usa ed è chirurgicamente più semplice da posizionare (l’intervento dura all’incirca 35 minuti), ma può non essere molto confortevole nell’uso quotidiano in quanto, avendo sempre il pene “eretto”, il posizionamento di esso all’interno di pantaloni o costumi un pochino più aderenti potrebbe generare delle situazioni di imbarazzo. Il secondo tipo di protesi invece è formata un meccanismo idraulico che permette al paziente di gonfiarla prima del rapporto dando al pene un'erezione che, anche se artificiale, è molto simile ad una naturale, e sgonfiarla dopo il rapporto ristabilendo le condizioni di naturale flaccidità. Chirurgicamente l’intervento è altrettanto semplice da eseguire, ma con tempi un po’ più lunghi (l’intervento dura circa un'ora) per via del fatto che devono essere correttamente posizionati tutti e tre i componenti (cilindri, pompa e reservoire).
Ovviamente “non è tutto oro quello che luccica”: ci sono degli aspetti che il paziente deve considerare al momento in cui prende la decisione di sottoporsi a questo tipo di intervento:
1) Una volta posizionata la protesi non si può tornare indietro, nel senso che con l’intervento il tessuto erettile viene sostituito dalla protesi, e quindi senza di essa non è più possibile portare il pene in erezione;
2) la vita di una protesi è al massimo di 12 anni, il che significa che si andrà in contro, qualora ce ne sia la necessità, all’intervento di sostituzione della stessa.
Infine un aspetto da non dimenticare è il costo: questi presidi sono molto costosi, e non sempre sono pagati dal Sistema Sanitario Nazionale, è quindi poi difficile poter eseguire questi tipi di interventi negli ospedali pubblici.
| < Prec. | Succ. > |
|---|



Andrologia