Tumore del pene, un nemico insidioso da non sottovalutare

 
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cancroIl tumore del pene è una patologia per fortuna rara, ma molto invasiva, che nasce dalla trasformazione maligna delle cellule epiteliali della cute del pene. Non abbiamo una vera e propria sintomatologia che lo caratterizza. Tuttavia possono apparire noduli, aree di arrossamento (che non regrediscono con l’uso di antibiotici o cortisonici) dolore o prurito, raramente sanguinamento, o in casi di tumore più avanzato masse palpabili a livello inguinale. Il glande e il prepuzio sono le sedi più comuni.

Non è semplice determinare tutti i possibili fattori che concorrono allo sviluppo di questo tumore. Diversi studi hanno individuato alcune cause legate alle abitudini igieniche a malattie sessualmente trasmesse, a malattie come la balanite di Zoon o la Balanite Xerotica Obliterante (BXO) ed alcuni fattori predisponenti di tipo non ereditario.

L’ incidenza è maggiore tra la popolazione anziana, mentre nei paesi dove la circoncisione è una procedura che si effettua a tutti i bambini questa è pari quasi a zero.

Non avendo una sintomatologia definita, nell’approccio al paziente deve essere effettuato un attento esame clinico in grado di rilevare dimensioni, localizzazione, mobilità, grado di infiltrazione e coinvolgimento dei corpi cavernosi da parte del tumore primitivo. Non sempre però solo con la clinica ci si riesce. Esistono poi diverse indagini strumentali che pene-cancropossono aiutare nel percorso diagnostico come la tomografia computerizzata (TC), la risonanza magnetica (RM) e l’ecografia. Da recenti lavori però ormai la RM è considerata come l’imaging più adatto per la valutazione di questa malattia.

Nonostante tutti questi mezzi, il rischio di errori diagnostici che possono verificarsi sia con l’esame clinico sia con le metodiche radiologiche rimane comunque alto. Molti specialisti preferiscono un approccio chirurgico, dapprima per lo studio istologico delle lesioni del prepuzio o del glande nei casi in cui il tumore appare più superficiale, poi con interventi più importanti nei casi in cui risulta essere invasione locale, e infine per la valutazione dei linfonodi inguinali che sono la sede principale di metastasi linfonodali.

Dunque la prima scelta terapeutica è chirurgica, con l’asportazione della zona del pene con il tumore, o in casi più gravi con l’asportazione totale del pene e dei linfonodi della regione inguinale.

 

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