Discriminate sul lavoro, le donne rinunciano ai figli

 
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donna-8-marzoBasterà una mimosa? Basterà regalare oggi questo fiore giallo dal lieve profumo alle donne che conosciamo per essere apposto con la coscienza? Probabilmente no. Probabilmente, come uomini, dovremmo fare di più per loro, non solo nel giorno dell'8 marzo, perché ancora tanto discriminate. Ed è certamente anche colpa nostra.

Donne, emarginate nel mondo del lavoro - Il mondo del lavoro in Italia offre una panoramica più che desolante della condizione della donna. Secondo una ricerca dell'Osservatorio sulla Gestione della diversità dell'Università Bocconi di Milano, il “sesso debole” guadagna mediamente il 23% in meno rispetto agli uomini, mentre a parità di incarico, inquadramento e anzianità il divario salariale si riduce al 2%. Questo significa che per una donna è molto più difficile percorrere la carriera professionale e raggiungere livelli elevati. Il vero problema resta quindi l'inaccessibilità delle donne ai ruoli di responsabilità e alla carriera. Certamente incide molto sulle donne un modello culturale che le relega ai livelli occupazionali più bassi o ai margini del mercato del lavoro. Si pensi che solo il 13% dei posti dirigenziali è tinto di rosa.

Maternità e dimissioni in bianco - Ancora oggi i datori di lavoro preferiscono assumere, a parità di capacità e competenze, un uomo. Il problema rimane sempre lo stesso: la maternità. In altri casi, per aggirare le norme che proteggono la lavoratrice incinta, alcuni datori di lavoro optano per le cosiddette dimissioni “in bianco”. Una prassi abbastanza diffusa, utilizzata non solo nei confronti delle donne. Assunte a tempo indeterminato, alla firma del contratto viene fatto firmare loro anche un foglio, senza data: le proprie dimissioni. È sufficiente la maternità per far terminare il rapporto di lavoro, senza che il datore spenda un euro in più rispetto alla prestazione fino a quel punto corrisposta.

Asili nido, un miraggio - Un vero e proprio incentivo a metter su famiglia. E se non bastasse, lo Stato, le regioni e i comuni non forniscono strumenti necessari per affrontare serenamente la maternità. Mancano i posti negli asili nido (solo il 25% delle richieste sono coperte, secondo Cittadinanzattiva), che sono anche piuttosto costosi: 300 euro al mese. Così meno asili e più mamme a casa. Infatti, pur di non lasciare il proprio figlio da solo, uno dei due coniugi rinuncia al lavoro. In genere la scelta ricade ancora una volta sulla donna. Di conseguenza, il tasso di occupazione femminile in Italia è del 47% contro quella dei paesi scandinavi che supera il 70%. Proprio in Svezia e in Danimarca, dove si toccano i tassi più elevati, sono gli stessi datori di lavoro ad offrire un sistema di asili nido interni. In Italia tutto questo è utopia.

Chi decide per le donne? - Nel Parlamento poco più del 10% dei seggi è coperto da donne, all'ultimo posto in Europa e tra gli ultimi posti nel mondo occidentale. In pratica, la scelta di costruire nuovi asili nido, garantire un lavoro sicuro e incentivare la crescita professionale delle cittadine spetta agli uomini. "La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano agli uomini. Le condizioni di lavoro devono [...] assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione", si legge nell'articolo 37 della nostro Costituzione. ma la realizzazione di questa uguaglianza e delle speciali tutele per le madri, sono ancora lontane dal trovare completa realizzazione. E non sembra nemmeno sufficiente l'introduzione del concetto di pari opportunità tra generi con la riforma dell'articolo 51. Insomma, serve volontà politica che per ora non c'è.

Un po' di storia - Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.

 

 

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