Paffuti e grassottelli. Quasi il 20% dei bambini tra i due e i tre anni è in sovrappeso o obeso. È quanto emerge da una ricerca condotta da GfK Eurisko su duecento pediatri italiani, nell’ambito del Mese della Nutrizione Infantile, iniziativa promossa dalla Mellin. Anche se il 76% dei pediatri sono spesso chiamati a dare indicazioni alimentari ai genitori su come nutrire i figli, il 61% lamenta un'insufficiente informazione soprattutto in relazione al tema dell’obesità.
“L’alimentazione nella prima infanzia può avere un impatto notevolissimo nel contrastare l’epidemia di obesità in età pediatrica”, afferma Margherita Caroli, Presidente dell’European Child Obesity Group, intervistata dall'agenzia ASCA. L'obesità in giovanissima età non ha solo effetti metabolici: “Dalla nascita fino a circa i 3 anni si stabiliscono le abitudini alimentari e si tracciano gli stili di vita”, prosegue la Caroli. “In particolare, nel corso del secondo semestre di vita, quando si inizia l’alimentazione complementare, i lattanti possono andare incontro a squilibri alimentari”.
Molta attenzione va dedicata non solo al corretto apporto di grassi e proteine ma anche a nutrienti come il ferro che “nell’infanzia garantisce indici di crescita e di sviluppo psico-intellettivo ottimali, oltre a garantire la disponibilità di un fondamentale fattore anti-anemico”, come spiega Giacomo Biasucci, Direttore Dipartimento Materno Infantile Ospedale di Piacenza. “Il ferro, inoltre, stimola la sintesi di importanti neuro-tras
mettitori e svolge un ruolo anche strutturale a livello delle cellule neuronali del sistema nervoso centrale”. Gli esperti, inoltre, sottolineano l'importanza di allattare al seno. “Costituisce la migliore garanzia di apporto ottimale di ferro al lattante, specialmente nel primo semestre di vita”, conclude Biasucci.
Ma cosa possono fare i genitori? Moltissimo Dalla famiglia devono arrivare piccoli ma concreti accorgimenti ed esercizi in grado di modificare alcuni comportamenti legati all'alimentazione, come spiega Arianna Banderali, medico psicoterapeuta specialista in Scienza dell'Alimentazione, vicepresidente AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell'Alimentazione e del Peso): "Mangiare seduti a tavola aumenta la consapevolezza del cibo che assume il bambino. E' importante creare un ambiente favorevole, evitare le distrazioni, come ad esempio la televisione, e ridurre gli 'stimoli' sia a tavola che nella credenza”. Giuste quantità di cibo e non mettere a tavola più del necessario. “Allo stesso modo, i cibi 'tentatori' pronti da mangiare dovrebbero essere posti in scomparti poco accessibili”, prosegue la Banderali. “Per festeggiare un piccolo successo o un evento si possono disporre alternative rispetto al cibo in modo da educare il bambino a ricevere gratificazioni da altri contesti; infine, i genitori dovrebbero insegnare al bambino a mangiare lentamente, ad esempio facendo piccoli bocconi, oppure masticare a lungo”.
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