Una donna su due, in Italia, resta fuori dal mercato del lavoro. A dirlo sono i dati di Eurostat che ha preso in esame i 27 paesi dell’Unione: un’italiana su due (il 48,9%) tra i 15 e i 64 anni non ha un impiego. Peggio di noi fa solo Malta. Un dato – quello occupazionale – mitigato solo dalla percentuale riferita al range di quante hanno tra i 25 e i 54 anni, dove “solo” una donna su tre (il 35.5%) non ha un lavoro. Nel resto d’Europa, invece, la percentuale delle disoccupate tra i 15 e i 64 anni è al 35,7% (e quella tra i 25 e i 54 anni al 22.1%).
Tra le cause principali, secondo Eurostat, c’è la cura della famiglia: più casalinghe, dunque, che non donne in carriera. Ad essere più colpiti dalla crisi, secondo quanto pubblica l’ufficio statistico europeo, sono gli uomini: la percentuale di inattivi è aumentata per la prima volta dal 2002, passando dal 22% al 22,2% del 2009. In particolare, sono stati i ragazzi tra i 15 e i 24 anni ad averne fatto le spese, passando da un tasso del 52,1% nel 2008 al 53% nel 2009.
Il tasso di inattività maggiore è stato rilevato a Malta (51,1%), seguita dall'Italia (35,5%), dalla Romania (29,4%) e dalla Grecia (29%). I più bassi sono in Slovenia (12.1%), Svezia (12.9%) e Danimarca (13.0%). Il numero di donne che indicano "motivi di famiglia" è più marcato per Malta (40,4%), seguita dalla Grecia (16,2%) e dal Lussemburgo (15,6%). È invece minore in Danimarca (1,4%), Svezia (1,8%) e Slovenia (3,6%).
La situazione peggiora se si vanno a considerare le ragazze tra i 15 e i 24 anni che sono in gran parte fuori dal mercato del lavoro in Ungheria (78,5%) e in Italia (76,1%), mentre le olandesi (28,1%) e le danesi (29,3) sono le più integrate, grazie anche alla maggiore facilità di trovare lavori per studenti, un’abitudine ben radicata nel Nord Europa. La media Ue per il 2009 è stata del 59,3%, contro il 53% per i ragazzi.
L’Italia, dunque, si conferma con il Paese più “stanco” sotto il profilo occupazionale, ancora incapace di mettere in atto concrete politiche per il lavoro tali da cancellare la filosofia del “bamboccionismo” che ancora ammorba – volenti o nolenti – molti giovani del Belpaese.
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