Sono 100mila le gravidanze non desiderate ogni anno in Italia. Lo sostiene la Società italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo). Molte di queste gravidanze vengono interrotte attraverso l'aborto volontario. Tra i paesi occidentali l'Italia detiene questo primato, ma non c'è da stupirsi: il Belpaese è agli ultimissimi posti per l'uso della pillola contraccettiva e del preservativo.
“È un'enormità, un fenomeno imponente”, commenta Alessandra Graziottin, sessuologa e ginecologa dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano. “Il 50% circa delle gravidanze casuali finiscono con un aborto”, spiega la sessuologa. Così “i figli accettati obtorto collo rischiano l'addebito dell'errore contraccettivo commesso dai genitori”. Ma questa teoria non trova d'accordo il mondo scientifico. Per il ginecologo Carlo Flamigni, questa tesi ha il valore di una leggenda metropolitana. I figli dell'errore, secondo il medico, non rischiano di sentirsi rinfacciare dai propri genitori di essere frutto dell'errore. Flamigni sostiene che “Essere figli dell'errore non è un handicap psicologico. Con questo principio allora dovrebbero essere penalizzati i figli tardivi, nati dopo tre fratelli o più o a distanza di molti anni dall’ultimo fratello quando si suppone che una coppia abbia deciso di mettere fine alle proprie esperienze procreative”.
Il coito interrotto ha percentuali di insuccesso che variano in base al livello culturale, alla conoscenza dei meccanismi sessuali, all’esperienza e al senso di responsabilità. Secondo la Graziottin, è indispensabile che l'uomo “non soffra di eiaculazione precoce, abbia una buona erezione ed sia attento ai preliminari”. In ogni modo il rischio è comunque elevato: 10-18%. Per questo è meglio affidarsi al preservativo, alla spirale o, ancora meglio, all'anello vaginale o alla pillola che hanno livelli di fallibilità inferiore allo 0,8% (dati: AUSL di Imola).
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