Joseph Ratzinger spiazza tutti. Frantuma i pregiudizi e le critiche degli anticlericali che proprio su questo argomento hanno sempre “scavato la fossa” alla Chiesa: «Vi possono essere singoli casi giustificati» all'uso del profilattico, ha detto il papa, Benedetto XVI, in un libro-intervista scritto da Peter Seewald e anticipato sabato scorso con un’eco mondiale. Quando una prostituta – o un "gigolò – utilizza il profilattico, afferma il Papa, compie un atto di responsabilità.
Travisato, martellato dalle critiche della stampa internazionale e poco dopo travolto dallo scandalo per la pedofilia, durante l’ultima visita in Africa il pontefice aveva dichiarato che non si doveva usare il preservativo. Una frase frettolosamente ripresa dai quotidiani di tutto il mondo e sbattuta su tutte le prime pagine. In pochi – o quasi nessuno – però si erano preoccupati di capire la reale portata di una simile affermazione che andava in una direzione: evitare che il preservativo portasse ad una banalizzazione dell’atto sessuale. Il messaggio che passò fu un altro: il dogmatismo della Chiesa non è al passo con i tempi.
Adesso, in questo libro-intervista, Ratzinger ritorna sull’argomento e puntualizza: «concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità e questa banalizzazione rappresenta proprio la pericolosa ragione per cui tante e tante persone nella sessualità non vedono più l'espressione del loro amore, ma soltanto una sorta di droga, che si somministrano da sé. Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull'essere umano nella sua totalità». Ed aggiunge: «Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio - afferma citandone uno singolare - quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole. Tuttavia, questo non è il modo vero e proprio per vincere l'infezione dell'Hiv. È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità».
Non una chiusura nei confronti del preservativo ma un’”umanizzazione” del gesto, riletto nell’ottica della responsabilità personale. L’atto sessuale, privo di una seria e intima consapevolezza del valore del “dono”, dunque, rischia di divenire un mero piacere fisico, una droga al pari di tante altre dipendenze.
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