Sono quasi 3mila le coppie italiane che ogni anno vanno nei centri di procreazione assistita all'estero per tentare di avere un figli con la fecondazione eterologa. Lo sostiene l'Osservatorio sul turismo procreativo che ha presentato recentemente a Bologna l'indagine "Migrazione procreativa". Verso la Spagna o verso la Svizzera, la fuga verso paesi stranieri è obbligatoria di fronte al divieto da parte della Legge 40 che in Italia proibisce questa tecnica che consiste nell'impiego di spermatozoi o ovuli estranei alla coppia, attraverso una “donazione”.
"Il paradosso è che le coppie costrette a valicare i confini nazionali seguendo una speranza sono proprio quelle con maggiori problemi di fertilità, cioè sterilità totale o parziale grave, per le quali il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita omologhe non è sufficiente”, spiega Andrea Borini, presidente dell'Osservatorio. “Pazienti per cui l'unica speranza di avere un figlio è rappresentata dalla fecondazione eterologa, ovvero il ricorso a spermatozoi o ovociti di donatori esterni alla coppia. E il rammarico è dato dal fatto che molte strutture italiane potrebbero garantire sicurezza e qualità anche per questi trattamenti, ma purtroppo non sono ammessi dalla Legge 40”.
L'analisi dell'Osservatorio ha preso in considerazione le mete più richieste da chi ha avuto necessità di ricorrere alla fecondazione eterologa da giugno 2009 a luglio 2010: 36 centri esteri. Ad ogni centro o clinica sono state richieste informazioni sulla presenza di italiani tra i pazienti e la loro incidenza sul numero totale di pazienti sul periodo considerato. Dallo studio è risultato che la Spagna è la meta preferita degli italiani. Delle 2.700 coppie che sono andate all'estero, ben 1.400 sono andati nei 9 centri iberici contattati per la fecondazione eterologa.
La seconda meta per gli italiani è la Svizzera, scelta da 700 coppie. Qui la legge consente solo la donazione di seme e a coppie sposate. A seguire, e a sorpresa, la Repubblica Ceca, con oltre 250 coppie italiane l'anno. Nel paese boemo i costi sono ridotti e gran parte del personale parla italiano. Circa 150 italiani invece vanno in Danimarca dove la legge consente la donazione di seme e ovociti sia alle coppie sposate che a quelle conviventi.
Ma non ci sono solo i dati dell'Osservatorio di Bologna. Secondo uno studio pubblicato lo scorso marzo su Human Reproduction, oltre il 31% (ossia 3.500/4.500 coppie) dei “turisti procreativi” è rappresentato da italiani. “Incrociando i numeri di Human Reproduction con i quelli raccolti dall'Osservatorio - ha spiegato Andrea Borini - è lecito affermare che due coppie italiane su tre vanno all'estero perché devono ricorrere alla fecondazione eterologa. E che quindi continueranno a doversi rivolgere altrove, almeno fino a quando la legge italiana non riconoscerà anche a questi pazienti il diritto all'accesso a queste tecniche”.
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