Avere un figlio è un diritto? Secondo la Corte di Strasburgo la risposta è Sì. Con la sentenza depositata 1 aprile 2010 l'organo di giustizia europeo ha dichiarato che le legislazioni nazionali che vietano la fecondazione eterologa, violano l’articolo 8 della Convenzione europea sui Diritti dell’Uomo.
Nella sentenza, la Corte di Strasburgo sanziona la legge austriaca sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), che non consente la fecondazione eterologa. Si tratta di una situazione molto simile a quella della legislazione italiana, dove l’art. 4 della Legge 40 del 2004 vieta in modo assoluto e senza spazi d’interpretazione la possibilità per le coppie di poter ricevere la donazione di un gamete.
Così, le associazioni che negli anni si sono battute contro la Legge 40, stanno preparando una serie di ricorsi per far cadere l'ultimo baluardo di una legge che ha sollevato molte polemiche e che è stata letteralmente “smontata” negli ultimi due anni ad opera della Corte Costituzionale. Solo il divieto di fecondazione eterologa non era stato toccato dalla suprema corte che ha considerato incostituzionale il divieto di congelamento degli embrioni, l'obbligatorietà dell'impianto ed il divieto di analisi pre-impianto.
“La sentenza della Corte di Strasburgo è rilevante perché invita gli Stati Europei ad adottare legislazioni non discriminatorie ed a riconoscere il diritto alla vita familiare”, spiega l’avvocato Maria Paola Costantini del collegio di difesa dei pazienti dell’Associazione Hera di Catania che si era battuta contro la Legge 40.
Secondo le organizzazioni delle coppie infertili, la Corte europea aprirebbe così a nuove speranze anche per i pazienti italiani. “Sulla base dell’art.117 della Costituzione Italiana i diritti e la giurisprudenza della Corte dei Diritti dell’Uomo sono parte dell’Ordinamento del nostro paese”, sostiene Marilisa D’Amico, ordinario di diritto costituzionale alla Statale di Milano. “Ora tocca al Parlamento cambiare la Legge 40 su questo punto oppure saranno ancora una volta le coppie e le loro organizzazioni ad inserire elementi di civiltà e di ragionevolezza nel nostro paese, afferma la Costantini, ricordando che altri precedenti ricorsi di coppie “hanno portato la modifica dell’art. 14 mediante l’intervento della Corte Costituzionale”.
Questo potrebbe mettere una parola fine al “turismo della provetta”, e potrebbe riportare in Italia la possibilità di curare anche le coppie sterili. Infatti, secondo le associazioni la Legge 40 avrebbe costretto quasi 50mila coppie ad emigrare per un figlio e a pagare migliaia di euro in paesi stranieri, anche fuori dalla Ue.
La recente pronuncia parla chiaro: per le due coppie austriache, che si sono rivolte alla Corte, la fecondazione in vitro con donazione di sperma o ovuli era l'unica soluzione per poter procreare. Secondo la Corte lo stato austriaco ha violato il loro diritto al rispetto della vita familiare e quello a non essere discriminati.
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