Nell'amore si realizza il concetto paradossale del "pieno e del vuoto" che, secondo il grande filosofo-poeta cinese Laotsè, è il segreto della felicità e dell'esistenza (K. Frielingdorf, il segreto della felicità. p.l2).
Tutto questo si può illustrare con una bellissima storia indiana: il Dio Vishnu era così stanco delle continue preghiere di un adepto che un giorno gli appare e disse: "Ho deciso di realizzare tre cose qualsiasi che tu mi chiederai e solo quelle. Non ti darò più nulla". L'uomo devoto, lietissimo, manifestò la sua prima preghiera. Chiese che sua moglie morisse, per poter sposare una donna migliore. La sua preghiera fu subito esaudita. Ma quando i suoi amici e i parenti accorsero alla sepoltura e richiamarono alla memoria tutte le buone qualità della moglie, il giovane pensò che aveva agito troppo frettolosamente. Ora gli divenne chiaro che aveva visto tutte le sue preclare virtù. Avrebbe trovato un’altra moglie che fosse buona proprio come era buona lei?
Pregò dunque Vishnu di riportarla alla vita. Ora gli rimaneva a disposizione solo una preghiera. Era fermamente deciso a non commettere alcun errore, perché non sarebbe stato più possibile porvi rimedio. Così chiese consiglio a chiunque. Alcuni dei suoi amici gli consigliarono di chiedere l’immortalità. Ma a che cosa gli sarebbe servita l’immortalità, dissero gli altri, se non avrebbe goduto di buona salute? E che cosa se ne sarebbe fatto della salute, se non avesse avuto i soldi? E cosa avrebbe fatto dei soldi, senza amici?
Gli anni passavano e non sapeva decidersi per alcun desiderio: la vita, la salute, la ricchezza, il potere o l’amore. Alla fine disse a Vishnu: “Per favore, consigliami che cosa ti devo chiedere”. VISHNU sorrise, quando vide la difficile posizione dell’uomo, e disse: “Prega di essere felice di ciò che la vita ti porterà”.
E' l'amore che permette di risolvere il paradosso del pieno e del vuoto, non certo l'amore umano come tale, ma quello che viene da Dio e dilata il cuore dell'uomo. Ed è questo il segreto della felicità che ci propone il filosofo danese Kierkegaard: “Che cosa rende grande un uomo, per la meraviglia della creazione, contento agli occhi di Dio? Cosa rende un uomo forte, più forte di tutto il mondo, che cosa lo rende debole, più debole di un bambino? Che cosa rende un uomo duro più duro di una roccia e cosa lo rende morbido, più morbido della cera? E' l'amore!”.
Possiamo concludere con questa sentenza ottimista dell'autorevole Padre dell'Occidente: "Le nozze posseggono un bene in quanto esse sono buone. Quel bene è triplice: la fedeltà, la prole e il sacramento. Nella fedeltà si tiene presente che, al di fuori del vincolo coniugale, non si abbiano rapporti intimi né con un'altra né con un altro; nella prole, che i figli siano accolti con amore, allevati con premura, istruiti religiosamente; nel sacramento, che il matrimonio non sia diviso, e che la sposa se mai dimessa, o lo sposo, se mai lasciato, non si unisca con un altro, neppure per avere figli” (S.Agostino, Il bene del matrimonio, 20, 24, in Bibliothequè augustiniène, p. 79). Quindi il matrimonio è un bene ed un bene di questo genere ha diritto di esistere e di risorgere dalle sue ceneri, se, per ingiustizia del destino, dovesse subire dei colpi mortali.
di Don Emanuele Uwimana
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