Ha 40 anni e li dimostra tutti. Nel 1970 veniva approvata in Italia la legge sul divorzio. Una norma che era frutto dei drastici cambiamenti sociali e culturali che stavano avvenendo in quegli anni nel nostro Paese. E 40 anni, secondo molti giuristi, iniziano ad essere un po' troppi. La Legge Fortuna-Baslini, per gli esperti, ha bisogno di un primo “tagliando”. Due sono i punti più controversi. In primo luogo i tempi tra dichiarazione di separazione e richiesta di divorzio: ben 3 anni. In secondo luogo, l'altro punto controverso è l'assegno di sostegno al coniuge più debole.
Nel suo saggio “27 minuti”, Ettore Gassani, presidente degli Avvocati matrimonialisti italiani (Ami), spiega come la durata della prima udienza (appunto 27 minuti, né uno in più, né uno in meno), che da il via al lungo percorso in tribunale per una coppia che ha deciso di separarsi, è un tempo troppo breve "in cui il giudice non riesce ad acquisire dati sufficienti per decidere". Secondo un'inchiesta de La Stampa di Torino, in Italia i tempi per completare l'iter del divorzio sono compresi tra i 5 e i 10 anni, per una spesa che va dai mille ai 50mila euro. Un'anomalia tutta italiana. Negli altri paesi europei, infatti, le procedure per cancellare il vincolo matrimoniale sono decisamente più snelle. In Francia, per esempio, in caso di separazione consensuale, è sufficiente una firma di fronte ad un notaio per rendere effettivo il divorzio.
In Italia, l'idea di porre un periodo minimo di tre anni tra separazione e divorzio, serviva, nelle intenzioni del legislatore, a scoraggiare gli addii frettolosi e definitivi fra marito e moglie. Tuttavia, attualmente questo lasso di tempo è percepito solo negativamente (pochi sono i casi di ripensamenti) ed incidono notevolmente sui bilanci familiari, con il rischio che il divorzio sia “roba da ricchi”.
Ai lunghi tempi, si aggiunge la questione controversa dell'assegno assistenziale al coniuge più debole. I soldi che l'ex coniuge più ricco è costretto a versare è stabilito dal giudice senza tenere conto dei sacrifici fatti durante gli anni assieme. Carlo Rimini, ordinario di diritto privato all'università di Milano sostiene la necessità di cambiare la norma, prevedendo che gli assegni familiari siano più cospicui al crescere dell'impegno del coniuge più debole “a favore della famiglia e dei figli”.
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