L’educazione sessuale a scuola più che una certezza sembra un lusso. In alcuni istituti viene fatta, in altri meno, con il risultato che i ragazzi spesso acquisiscono le nozioni principali sulla sessualità attraverso il passaparola, il compagno di banco e la condivisione di esperienze assunte a paradigma di una sfera personale sempre soggettiva.
«Nelle scuole – spiega a Vita che Nasce il dottor Alessandro Isidori, tra i responsabili della campagna “Amico andrologo” nei licei e negli istituti tecnici italiani – si inizia solo adesso a parlare di educazione sessuale e non in modo uniforme né pianificato: dipende dal singolo istituto».
Esaurito il ruolo di “consulenza” del compagno di banco e degli amici – che spesso condividono gli stessi dubbi e paure dei vicini – il referente più immediato sono i genitori. «La disponibilità e la formazione in materia di educazione sessuale – prosegue Isidori – dipende quasi sempre dall’età e dalla sensibilità di padri e madri: in realtà non è semplice parlare e relazionarsi con i giovani. Durante la nostra campagna, ci siamo resi conto della necessità di una figura terza, slegata dal contesto familiare, a cui porre domande nell’ambito andrologico. C’è quindi la forte necessità di avere figure istituzionali di riferimento che possano anche non partecipare emotivamente alla realtà che il ragazzo vive in quel momento. Da oltre diecimila questionari compilati dagli alunni in tutta Italia – aggiunge l’andrologo – è emerso che per oltre il 60% il ‘sentito dire’ e non la domanda diretta a qualche referente ‘educativo’ costituisce il canale preferenziale con cui si acquisiscono le informazioni. A seguire, internet e la televisione rappresentano ancora i canali principali di raccolta di opinioni e particolari in tema andrologico. È evidente – prosegue Isidori – che questo tipo di informazione è sommaria e soprattutto non vagliata da altri punti di vista. Proprio per questo motivo è stato creato il sito di Amico Andrologo, dove è possibile trovare contenuti precisi e scientifici”.
Tra le domande più frequenti poste dai giovani in classe, gli effetti di alcolici e stupefacenti intesi come veicoli per avere rapporti sessuali migliori o per essere più disinibiti. “Quello che emerge dalle loro domande – spiega ancora Isidori – è un’ansia interiore che ha bisogno di qualche ‘aiuto’ per avere maggior contatto e interazione con l’altro sesso”. Altre domande, invece, riguardano l’uso del preservativo: quando metterlo o se sia possibile usare lo stesso condom più volte. E ancora: come evitare gravidanze indesiderate. “Ci sono evidentemente grosse carenze sul fronte della formazione – conclude Isidori - e vengono poste poche domande su come evitare le malattie sessualmente trasmissibili. Tutte lacune che devono essere ancora colmate”.
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