Dove lo stato non arriva, ci pensa la famiglia. Di fronte alla crisi economica e alle difficoltà nel mondo del lavoro, i genitori e i parenti divengono l'unico ammortizzatore sociale.
Un recente studio della Banca d'Italia fotografa un modello sociale efficace ma allo stesso tempo ricco di contraddizioni. Se da una parte la famiglia italiana riesce a fare bene e meglio rispetto a quelle di altri paesi nell'affrontare gli effetti della crisi, dall'altra emerge un modello non equo che può provocare non poche distorsioni sociali. Affidare al nucleo familiare un ruolo sostitutivo al welfare state, significa in primo luogo dire che non tutti possono godere dello stesso livello di protezione, in base al reddito familiare.
Dallo studio di Bankitalia, risulta che a pagare maggiormente la crisi sono stati i più giovani. Tra il 2008 e il 2009 il tasso di occupazione per la popolazione attiva è calato dell'1,2%. Ma se andiamo ad analizzare i dati all'interno di ogni singola famiglia, emerge che questa flessione è ascrivibile per il 75% ai figli e solo il 25% ai genitori, “nonostante i figli rappresentino circa un quinto del totale degli occupati”, come spiega il rapporto di via Nazionale”. La crisi, quindi, ha colpito maggiormente i giovani che vivono nella famiglia d'origine, mentre i padri sono stati meno toccati. “Tali risultati – spiega il rapporto – riflettono non solo la maggiore incidenza di contratti di tipo precario tra i giovani, ma anche un sistema di protezione del lavoro che favorisce chi ha contratti di lavoro più stabili”, soprattutto nel settore industriale che oggi risulta maggiormente segmentato sotto il profilo generazionale.
A causa della crisi, la contrazione del mercato del lavoro non ha avuto tanto come conseguenza un numero più elevato di licenziamenti, quanto piuttosto il mancato rinnovo di contratti a progetto o a tempo determinato, come anche la contrazione delle assunzioni a tempo indeterminato. Di conseguenza la disoccupazione ricade sulle spalle dei giovani.
Così non ci sono i soldi per vivere da soli e la famiglia resta l'unica ancora di salvezza. Ma allo stesso tempo rischia di trasformarsi in una vera e propria “gabbia generazionale”: “La maggior dipendenza dalla famiglia d'origine limita la capacità dei giovani di perseguire progetti di vita autonomi, la loro partecipazione economica e sociale, la loro propensione ad abbandonare la condizione di 'figlio' e assumere il ruolo di genitore”, spiega il rapporto di Bankitalia. “Questi sono costi per i singoli e per la collettività che nessuno ha ammortizzato”.
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