Uno o due nonni. Due genitori e tanti figli. Questa era la famiglia italiana cinquanta anni fa. Una piramide che si restringeva all'aumentare dell'età dei componenti. Oggi la piramide si è rovesciata: quattro nonni, due genitori e un bambino. Ecco la “famiglia verticale” destinata ad essere l'immagine rovesciata di quella piramide che aveva contraddistinto la composizione familiare per secoli. È la famiglia del “figlio unico”. Oggi, secondo l'Istat, le coppie con un figlio e basta sono il 46,5% contro il 43,0% delle unioni con due figli, e il 10,5% di quelle dove i fratellini sono tre o anche di più.
Secondo i più recenti studi sociologici e demografici, le coppie italiane desiderano 2 o 3 figli, ma spesso si fermano al primo. Certo, c'è una carenza strutturale del welfare che non favorisce la maternità. Ma c'è anche un problema culturale che si sta diffondendo in maniera sempre più evidente tra i giovani sposi: la necessità di “dare di più” al proprio figlio. Così, diventa necessario il corso di nuoto e quello di pianoforte, senza contare poi che al figlio non si può far mancare il vestito firmato. E alla fine del mese i soldi non sono mai sufficienti.
A tutto questo si aggiunge, secondo Letizia Mencarini, professore associato di Demografia all'Università di Torino, "il tempo troppo lungo che passa dalla nascita del primo figlio alla decisione di metterne al mondo un altro, che poi magari non arriva più... È la vera peculiarità delle coppie italiane: aspettare anni per replicare una maternità, iniziata magari già oltre i 30 o i 35”. Per la Mencarini, sono alti “i numeri delle donne che non riescono più a rientrare nel mondo del lavoro dopo la nascita del primo figlio”, e per questo che “prima di fare il secondo ci si pensa bene”. Non è un caso, quindi, che tra le famiglie che vivono in condizioni di “grave indigenza”, il 30% è rappresentato da quelle numerose. Spesso al crescere del numero dei figli, cresce il rischio povertà.
Ma come si vive da figli unici? "Il rischio per questi bambini è la solitudine da una parte, e l'essere al centro del mondo dall'altra. Su di loro si riversano montagne di attenzioni, di affetto, ma anche di aspettative, di troppi adulti”, spiega Anna Oliverio Ferraris, ordinario di Psicologia dello sviluppo all'università La Sapienza di Roma. “Nel futuro per questi figli unici non sarà facile diventare autonomi, svincolarsi dalla famiglia, senza contare che saranno loro, da soli, a dover sostenere il peso dei genitori che invecchiano".
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