Tutto è iniziato con un giubbotto inglese progettato per controllare i propri figli. La tecnologia di tracciamento satellitare e di geolocalizzazione in Italia è arrivata nel 2006. A crearla, una società di Udine che ha inventato un sistema per individuare la posizione di una persona attraverso "l'inseguimento" via satellite. Composto da un apparecchio grande quanto un cellulare - con la possibilità di contattare tre numeri di telefono - il sistema si collega direttamente a un portale web da dove è possibile controllare l'esatta posizione di chi lo porta con sé. In caso di pericolo, inoltre, basta schiacciare un pulsante per inviare un sms con le coordinate geografiche utili ad individuare il soggetto in quel momento. Il tutto pagando un canone mensile per l'accesso al portale di controllo. Questo sistema è facilmente declinabile per essere utilizzato da bambini e persone anziane ma anche per la protezione di beni come una barca o la macchina.
Un altro ritrovato della tecnologia utile ad individuare una persona è costituito dalle miriadi di applicazioni per cellulari messe a disposizioni dalle case di TLC. Programmi come ''Google Latitude'', ''Citysense'' o ''Nokia Sports Tracker'', tracciano la posizione geografica degli individui e spopolano tra i proprietari di smartphone. Si tratta di software che forniscono la posizione dei terminali mobili sfruttando anche in questo caso le tecnologie di localizzazione satellitari e della telefonia (Gps e A-Gps). ''Citysense'', di Sense Networks, ad esempio, memorizza gli spostamenti del proprietario del cellulare e classifica i luoghi che visita in distinte "tribù", in modo da potergli suggerire analoghi posti quando andrà a visitare una città straniera. In questo caso è rigorosamente esclusa l'identificazione personale. Al contrario, ''Google Latitude'' ha come principio base la localizzazione dei singoli individui, amici e conoscenti, individuati per nome e cognome. Una via di mezzo è costituita da ''Sports Tracker'' di Nokia che memorizza il ''diario di allenamento'' dell'utente con la possibilità di condividere i dati sui luoghi, distanza percorsa e tempo impiegato nel jogging o biking. Per evitare la violazione della privacy, inoltre, questi sistemi devono essere scaricati volontariamente dall'utente che quindi accetta di mettere a disposizione della community i propri dati "di vita". Sebbene in molti lamentano la sistematica violazione delle abitudini personali e del quotidiano del singolo, sistemi come "Latitude" potrebbero essere fondamentali per ritrovare persone scomparse semplicemente accedendo alla banca dati del programma. Lo stesso "Latitude", in caso di pericolo, potrebbe essere utilizzato per inviare l'ultima posizione utile al ritrovamento di una persona in difficoltà.
La localizzazione personale, però, viene oggi utilizzata anche per controllare i dipendenti di una ditta. Alcuni mesi fa, infatti, il Garante per la Privacy ha diffidato una società altoatesina dall'installare sistemi Gps su alcuni veicoli aziendali per il controllo degli spostamenti dei dipendenti. Il sistema di geolocalizzazione installato dalla società era in grado di rivelare informazioni sui percorsi seguiti, sulle soste effettuate o sulla velocità degli spostamenti del personale. Il Garante ha ricordato che, in base allo Statuto dei lavoratori, l'installazione di apparecchiature che possano comportare il controllo a distanza dei dipendenti è possibile solo previo accordo dei sindacati o con l'autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro.
Dai giubbotti con apparecchiature interne, alle applicazioni per cellulari, fino ad arrivare ai sistemi satellitari di controllo dei dipendenti, il tracciamento remoto potrebbe essere la nuova frontiera per quanti - alla luce dei casi Gambirasio e Scazzi - preferiscono abdicare alla propria privacy in nome della sicurezza.
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