Sedici giorni contro la violenza sulle donne. Dal 25 novembre al 10 dicembre il mondo è chiamato a fermarsi e riflettere sulla vigliaccheria moderna che ha come vittime prescelte ragazze, mogli e figlie, quasi sempre uccise o ridotte al silenzio da compagni, mariti e padri che su di loro sfogano una violenza cieca e vile da uomini falliti.
Il percorso voluto dalle Nazioni unite, infatti, è iniziato il 25 novembre scorso, con la Giornata contro gli abusi sul mondo femminile e terminerà il 10 dicembre prossimo con la Giornata Mondiale per i diritti umani. L'obiettivo è raccogliere ottomila firme al giorno, tante quante sono le bambine sottoposte quotidianamente alle mutilazioni genitali, una prassi che riguarda anche circa cinquecentomila donne e ragazze in Europa. A livello globale, invece, le donne che hanno subito questa pratica sono in tutto 130 milioni.
Il caso Italia. In aumento anche gli omicidi che hanno come vittima mogli, figlie, compagne di vita. Secondo un’indagine della Casa delle donne di Bologna, infatti, nel nostro Paese i “femminicidi” sono stati 101 nel 2006, 107 nel 2007, 112 nel 2008, 119 nel 2009. Responsabili i mariti nel 36% dei casi, i conviventi o i partner nel 18%, gli ex compagni nel 9%, i parenti nel 13%. Per lo più italiane le vittime (70,8%) e gli assassini (76%). Secondo l'indagine, dal 2006 al 2009 le donne uccise sono state 439.
Come hanno sostenuto ai microfoni di Vita che Nasce esperti come il sociologo Francesco Alberoni o il criminologo Francesco Bruno, la donna viene uccisa quando cerca di svincolarsi dal tradizionale ruolo di “sottomessa” al potere del marito o del compagno oppure, ancora, quando lo abbandona. La geografia dei “femminicidi” vede in testa il Nord Italia, con il 49% degli abusi, contro il 24% del Meridione, “colpa” forse di una maggiore emancipazione del gentil sesso.
La situazione, infine, non migliora sotto il profilo della realizzazione professionale delle donne italiane. Secondo quanto riportato in un focus di Barbie Nadeau e pubblicato sul Newsweek, infatti, solo il 45% delle donne ha un’occupazione retribuita: la percentuale più bassa d’Europa se paragonata all’80% riferito alle norvegesi e al 72% delle britanniche. Anche questa – per molti aspetti – può considerarsi una forma sottile di violenza sulle donne.
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